
La Fondovalle Sangro torna al centro del confronto politico abruzzese. A intervenire è l’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che contesta la ricostruzione dei meriti legati alla realizzazione dell’infrastruttura e replica alle rivendicazioni del deputato Luciano D’Alfonso.
Secondo Chiodi, un’opera pubblica di questa portata non può essere attribuita a una sola stagione politica o a un singolo amministratore, trattandosi di un percorso lungo, avviato già dagli anni Settanta e sviluppato attraverso programmazione, progettazione, finanziamenti e procedure amministrative.
L’ex governatore ricorda in particolare l’inaugurazione, il 15 aprile 2014, della variante all’abitato di Quadri sulla SS652, avvenuta durante il suo mandato alla guida della Regione Abruzzo. Un intervento da 40,7 milioni di euro, lungo 2,2 chilometri, che comprendeva la galleria naturale San Marco 1, la galleria artificiale San Marco 2 e il viadotto Sangro.
Per Chiodi, quella variante non rappresentava un intervento isolato, ma il primo segmento concreto di un più ampio programma infrastrutturale per la Val di Sangro, collegato anche alle prospettive di rilancio produttivo dell’area e agli investimenti allora previsti da Fiat per lo stabilimento Sevel.
L’ex presidente rivendica inoltre il lavoro svolto dal suo governo regionale sul fronte delle risorse economiche. Secondo la sua ricostruzione, 60 milioni di euro erano già disponibili grazie all’attività della precedente amministrazione regionale, mentre i restanti 40 milioni sarebbero poi arrivati dal governo nazionale guidato da Matteo Renzi.
Da qui la critica diretta a D’Alfonso, accusato da Chiodi di attribuirsi meriti non esclusivamente suoi. «Comprendo l’ansia del deputato D’Alfonso di attribuirsi tutto ciò che accade nel mondo, dallo sbarco in Normandia all’intelligenza artificiale», afferma l’ex governatore, sostenendo che le risorse e la programmazione della Fondovalle Sangro fossero già state impostate prima dell’arrivo di D’Alfonso alla guida della Regione.
Chiodi riconosce al suo successore di aver gestito una fase successiva dell’iter, ma sottolinea la differenza tra proseguire un percorso già avviato e rivendicarne l’intera paternità politica.
Nel suo intervento, l’ex presidente richiama anche il ruolo dell’attuale governo regionale, sostenendo che con l’insediamento della giunta Marsilio il cantiere abbia dovuto essere rimesso in moto dopo una fase di rallentamento legata a problemi burocratici.
«Nessuna beatificazione e nessuna appropriazione indebita di meriti politici», conclude Chiodi. «La Fondovalle Sangro è il risultato di un lavoro lungo, complesso e plurale, al quale il governo regionale da me presieduto ha dato un contributo decisivo e documentabile».
Foto IA
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