A Teramo la viabilità sembra aver trovato una nuova disciplina, quella del cantiere a intermittenza. Via Paladini viene chiusa e riaperta anche più volte nell’arco della stessa giornata, con automobilisti e residenti costretti a scoprire sul momento se la strada sia percorribile oppure no.
Il punto, però, non è soltanto il disagio. La domanda è molto più semplice: un cantiere può decidere autonomamente quando chiudere e quando riaprire una strada pubblica? E soprattutto, con quali avvisi alla cittadinanza?
È qui che dovrebbe entrare in scena la Polizia Locale, chiamata a verificare se esistano ordinanze, autorizzazioni e prescrizioni precise e se queste vengano rispettate. Perché una modifica della viabilità non può trasformarsi in una sorta di variabile affidata alle esigenze del momento.
A Teramo, invece, sembra essersi affermata una nuova gerarchia delle fonti del diritto: prima il Codice Canterano, poi tutto il resto. Codice della strada, ordinanze, comunicazioni pubbliche e programmazione della mobilità diventano quasi semplici appendici.
Una sorta di peritonite del diritto civile e urbano: tutto passa, tutto si adatta, tutto si sposta a seconda delle necessità del cantiere.
E mentre transenne e divieti cambiano posizione, resta fermo un principio molto meno complicato: una strada pubblica non è un interruttore da accendere e spegnere senza informare chi quella strada deve percorrerla.
Ora sarebbe utile sapere dal Comune e dalla Polizia Locale quale sia esattamente il regime autorizzativo di via Paladini, quali siano gli orari previsti per le chiusure e, soprattutto, chi abbia il compito di farli rispettare.
Perché il problema non è chiudere una strada per eseguire dei lavori. Il problema è trasformare l’eccezione del cantiere nella regola della città.
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