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Teramo, il conto delle cause perse con l’ATER: 35mila euro di spese legali e l'incognita dei 3 milioni nel bilancio comunale

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Le sentenze si rispettano, le spese si pagano. Il problema nasce quando a perdere è un'amministrazione pubblica e il denaro utilizzato appartiene ai cittadini. È il caso del Comune di Teramo, uscito sconfitto da tre giudizi davanti alla Corte di Cassazione sulla controversia relativa all'IMU degli alloggi popolari gestiti dall'ATER.
 

Per le annualità 2015, 2016 e 2017, la Suprema Corte ha respinto i ricorsi del Comune, confermando le precedenti decisioni favorevoli all'ente per l'edilizia residenziale pubblica. Il risultato è un conto superiore ai 35mila euro di spese legali.
Ma c'è una questione ancora più rilevante. Negli anni, il Comune di Teramo ha richiesto all'ATER oltre 3 milioni di euro per l'IMU sulle case popolari. Una cifra che, alla luce delle pronunce giudiziarie, solleva un interrogativo preciso: questi 3 milioni sono stati iscritti, anche parzialmente, nei bilanci comunali?
 

Se contabilizzati come crediti o entrate, quale trattamento hanno ricevuto? Sono stati previsti accantonamenti per il rischio di mancata riscossione? Le sentenze della Cassazione impongono qualche revisione delle previsioni finanziarie?
 

Domande legittime che richiedono risposte documentate, pur considerando che le pronunce riguardano specifiche annualità e non cancellano automaticamente tutte le altre pretese tributarie.
 

A rendere più significativa la vicenda è la lettera del 20 novembre 2025 con cui il presidente dell'ATER, Alfredo Grotta, aveva richiamato i sindaci della provincia sui rischi economici dei contenziosi IMU, ricordando le precedenti sconfitte giudiziarie di alcune amministrazioni e invitando a privilegiare il confronto istituzionale.
Grotta aveva inoltre evidenziato come le controversie rischiassero di sottrarre risorse alla gestione delle abitazioni popolari, penalizzando indirettamente le famiglie economicamente più fragili.
 

Ora il Comune di Teramo deve fare i conti con tre decisioni sfavorevoli e con spese legali superiori ai 35mila euro, mentre rimane da chiarire il costo complessivo dell'intera battaglia giudiziaria.
Il punto non è soltanto stabilire chi abbia avuto ragione davanti ai giudici, ma conoscere come siano stati gestiti i soldi pubblici.
Sarebbe quindi opportuno rendere noto il trattamento contabile degli oltre 3 milioni richiesti all'ATER e l'ammontare di tutte le spese sostenute per i procedimenti.
 

Perché i cittadini conoscono già l'esito delle sentenze. Quello che ancora devono conoscere è il conto completo. E soprattutto se, oltre alle cause perse, esista anche un problema di entrate previste ma mai incassate.

Chi paga?

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