A Teramo torna l'emergenza dell'accoglienza notturna. Il sovraffollamento si misura anche attraverso la difficoltà di garantire il minimo indispensabile per dormire dignitosamente.
Al carcere di Castrogno, a Teramo, l'arrivo di nuovi detenuti ripropone un'emergenza tanto ordinaria quanto imbarazzante: trovare materassi, cuscini e reti per garantire a tutti un posto dove dormire.
Non si parla di comfort, privilegi o servizi straordinari. Si parla del minimo indispensabile per assicurare condizioni dignitose a chi entra in una casa circondariale.
Nelle ultime ore sarebbe scattata una vera e propria corsa al recupero del materiale necessario per sistemare i nuovi arrivati. Una situazione che riporta al centro il problema del sovraffollamento, spesso raccontato attraverso numeri e percentuali, ma che nella quotidianità assume un significato molto più concreto: quanti detenuti possono essere accolti garantendo a ciascuno almeno un letto?
Il problema non riguarda soltanto chi deve scontare una pena o attendere un giudizio, ma anche il personale della Polizia penitenziaria, chiamato a gestire una struttura alle prese con difficoltà organizzative e materiali.
La dignità di una persona detenuta comincia anche da un materasso, da un cuscino e da una rete. Tre oggetti comuni che, in un carcere, non dovrebbero mai trasformarsi in beni da cercare all'ultimo momento.
Resta una questione: come può una casa circondariale continuare ad accogliere nuovi detenuti se persino la disponibilità del necessario per il riposo notturno rischia di diventare un'emergenza?
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