Una visita urgente che perde la sua urgenza, un'elettromiografia prenotata per il 2029 e un ecodoppler fissato addirittura al 2030. Sono le contraddizioni di una sanità che migliora nei numeri, ma che non sempre riesce a garantire ai cittadini risposte compatibili con le necessità cliniche.
L'Abruzzo conquista il settimo posto nella classifica nazionale sulle liste d'attesa, secondo i dati Agenas diffusi a ottobre 2026. Un risultato positivo, che testimonia i progressi compiuti dal sistema sanitario regionale e che trova riscontri incoraggianti anche nell'attività dell'Asl di Teramo.
Le percentuali parlano chiaro. Nei primi nove mesi del 2026, l'84,9% delle prime visite specialistiche è stato garantito entro i tempi previsti, rispetto al 75,7% dello stesso periodo del 2025. Migliora anche la diagnostica, con il 79,8% degli esami effettuati nei termini stabiliti, contro il precedente 74,7%. Per le prestazioni urgenti il dato raggiunge il 92,4%.
Risultati che meritano di essere riconosciuti. Sarebbe ingeneroso ignorare il lavoro svolto per recuperare ritardi, migliorare l'organizzazione e ampliare la capacità di risposta delle strutture sanitarie.
Il problema nasce quando si passa dalle percentuali alle singole prenotazioni.
A Teramo, per esempio, un paziente che deve sottoporsi a un ecodoppler dei tronchi sovraortici, un esame importante per valutare la circolazione sanguigna nelle arterie che portano il sangue al cervello, si è visto assegnare un appuntamento per il 20 febbraio 2030, alle 9.40. Un'attesa di quasi tre anni e mezzo.
Un altro cittadino, invece, dovrà attendere il 2029 per un'elettromiografia, accertamento utilizzato per individuare eventuali alterazioni dei nervi periferici e dei muscoli.
L'ultima segnalazione riguarda una visita dermatologica prescritta con priorità entro dieci giorni. La data proposta sarebbe quella di fine novembre, circa quaranta giorni dopo la richiesta. Quattro volte il tempo indicato dalla classe di priorità.
Naturalmente, tre casi non possono rappresentare l'intero sistema sanitario provinciale. Sono però sufficienti a richiamare l'attenzione su criticità che, per chi le vive, non possono essere liquidate come semplici eccezioni statistiche.
Anche i dati regionali, del resto, raccontano che il percorso non è concluso. Il 15,1% delle prime visite specialistiche e il 20,2% delle prestazioni diagnostiche non viene ancora effettuato entro i tempi previsti.
Percentuali che, tradotte nella vita quotidiana, significano persone costrette ad attendere, a cercare disponibilità in altre strutture oppure, quando economicamente possibile, a rivolgersi alla sanità privata.
L'Asl di Teramo ha dimostrato di poter migliorare e proprio i risultati raggiunti rappresentano una ragione in più per affrontare le situazioni ancora irrisolte. Occorre intervenire sulle agende di prenotazione, verificare le prestazioni con i ritardi maggiori e garantire il rispetto delle priorità assegnate dai medici.
Soprattutto, sarebbe utile comprendere perché, a fronte di indicatori regionali così incoraggianti, continuino a comparire appuntamenti fissati a distanza di anni e quali soluzioni possano essere offerte ai pazienti interessati.
Nessuno vuole mettere in discussione i progressi della sanità abruzzese. Anzi, il settimo posto nazionale rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto.
Ma la qualità dell'assistenza non si misura soltanto con le classifiche. Si misura anche con il tempo che separa una prescrizione dalla prestazione sanitaria.
Perché un esame fissato nel 2030 non diventa meno lontano soltanto perché nel frattempo sono migliorate le percentuali. Il traguardo non è vincere una classifica, ma fare in modo che un paziente, davanti a una prescrizione urgente, trovi una risposta urgente. Non quaranta giorni dopo.
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