Il sogno di ogni donna. Il desiderio di ogni cuore. Parole che incantano, rime che scintillano. E la conquista diventa eterea, e gli occhi si sciolgono. Essere amati più che amare, essere adulati, corteggiati, desiderati. Tutto si accende davanti a un verso, a una quartina. Il cuore di ogni donna trova suggello al pensiero quando sente quello che vuole ascoltare, quando le parole coincidono con i desideri e le più recondite fantasie. E dà amore.
Lui, in questo caso, è il Bello di Rivombrosa. E incarna Cyrano. Alessandro Preziosi è l’uomo giusto l posto giusto. Nel ruolo giusto. Affascina, invaghisce, fa palpitare i cuori e risvegliare fantasie indicibili. Lui Cyrano, maschilista, perverso, un po’ sadico. E il pubblico, quello femminile soprattutto, rimane con gli occhi sbarrati, la bocca aperta, il cuore palpitante.
La scelta del Teatro Stabile d’Abruzzo non poteva essere diversa, non poteva essere più azzeccata. Quasi cento repliche in tutta Italia ne sono la conferma. Uno spettacolo che è poema, che è amore, che lascia senza respiro. Le musiche sono compendio ai versi, alle luci, alle parole e alle urla. Le musiche coprono i sospiri che giungono dalla platea. Le musiche sono compendio e rendono intrigante il sapore del duello ma anche la tenerezza del corteggiamento, la disperazione della gelosia e la dolcezza dell’amore.
Tra rime baciate e follie eteree abbiamo imparato sette modi per scendere dalla luna. Ma soprattutto la strada per trovare la luna, per raggiungerla. E alla fine ci siamo risaliti. Dall’alto si vede meglio e neanche l’ombra che il naso di Cyrano profila oltre l’immaginazione può oscurare quel desiderio di amore. Quel desiderio che ha una donna di essere amata, quella certezza che ha un uomo di essere unico nell’approccio e nella conquista. Alla fine vincono i poeti, che sanno più di fioretto che di spada. Alla fine vince un amore che non esiste più, che viene rimpianto quanto desiderato.
E Preziosi si bea in tutto questo, quanto Cyrano ha sofferto per non essersi potuto dichiarare dall’inizio…
Alessandro Tiraboschi
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