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Un aperitivo con Daron Acemoglu e la sua cartina di tornasole delle istituzioni politiche

di Marco Moschetta
12 minuti

Non ho la fortuna di conoscere Daron Acemoglu, ma se lo osservo parlare da uno dei suoi video postati su youtube è come se fosse un vecchio amico. Anzi, sono convinto che se lo incontrassi, magari per una birra nella hall di qualche albergo di una delle capitali o sottocapitali del nostro piccolo pianetino, sono sicuro che mi ci troverei in piena sintonia intellettuale e umana.


Daron nasce nel settembre 1967 nella Istanbul colta, mercantile ma comunque devota (all’Islam – moderato) del quartiere di Galatasarai. Dopo il liceo sotto casa, Daron è andato a studiare a Londra alla London School of Economics per poi diventare professore di economia al MIT – il mitico Massachussets Institute of Technology.


Della tesi di dottorato di Daron, uno dei suoi esaminatori, il Prof. James Malcomson, disse “la tesi di Acemoglu è formata da sette capitoli, (…) e anche il più “debole” di questi è da solo più che sufficiente per dargli il PhD.”


Oggi Daron Acemoglu è tra i primi dieci economisti al mondo per referenze e citazioni. In un suo recente libro “Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity and Poverty”, scritto in collaborazione con James A. Robinson, Daron introduce il concetto di “Istituzioni inclusive” e “Istituzioni estrattive”, dimostrando, con una serie di esempi tratti anche dal passato, che le prime sono generatrici di prosperità economica e sviluppo mentre le seconde sono degli organismi saprofiti che drenano, asciugano e si appropriano di beni economici prodotti dal contesto sociale nel quale si trovano.


A cosa state pensando? Procediamo con ordine.


Daron parte dall’osservazione della disparità tra prosperità, crescita e povertà che esiste al mondo. La Norvegia, il Paese più ricco del mondo con un reddito medio pro capite di oltre 68.000 euro è circa 500 (cinquecento) volte più ricco del Burundi, che ha un reddito pro capite di circa 136 euro l’anno.


Perché questa disparità? Questa è una delle domande centrali in economia.


Nel loro testo “Why Nations Fail”, Acemoglu e Robinson non escludono i fattori classici dello sviluppo economico: l’introduzione di regimi agricoli ad elevata produttività, il passaggio a società stabili e stanziali con elevata specializzazione del lavoro, la presenza di un clima temperato con inverni freddi e la mancanza di focalizzazione dell’economia in una o poche risorse naturali di base che tendono, invece che ad alimentare lo sviluppo, a creare spesso condizioni di sottosviluppo, disparità nella distribuzione delle risorse, regimi tribali, stati di guerra etc.


La novità di “Why Nations Fail” sta nell’individuare il rapporto tra istituzioni economiche – definite come le istituzioni che agevolano lo sviluppo economico – e “buona politica”, definibile come l’assetto politico che favorisce lo sviluppo economico sostenibile.


Le istituzioni economiche, secondo Acemoglu, sono:

1.    La protezione e la tutela dei diritti di proprietà
2.    La tutela, rapida, del rispetto dei contratti tra privati e tra privati e pubblico
3.    L’opportunità di investire e di mantenere il controllo dei propri investimenti
4.    Il controllo dell’inflazione e dell’emissione monetaria
5.    L’apertura agli scambi e l’assenza di barriere tariffarie
6.    La presenza di un mercato libero e aperta competizione per beni, servizi e commercio
7.    Rapporti efficienti e trasparenti con la burocrazia governativa
8.    Tasse ragionevoli ed un sistema fiscale efficiente


Sarebbe troppo semplice, a questo punto, affermare che la “buona politica” è quella che crea e afferma le “buone istituzioni”. Ma è proprio quello che Acemoglu fa:


“mentre le buone istituzioni sono critiche per determinare se un paese è povero o ricco e prospero, è la politica che determina quali sono le istituzioni economiche che un paese ha”.


Questo in una traduzione letterale di un passaggio del suo libro.


Una caratteristica delle buone istituzioni è l’apertura verso il mondo esterno. Leggiamo ancora da “Why Nations Fail”:


“Le istituzioni inclusive e aperte … sono quelle che permettono ed incoraggiano la partecipazione di grandi masse di persone in attività economiche profittevoli. Tali attività permettono a queste persone di fare un uso soddisfacente e proficuo dei propri talenti e delle proprie capacità, lasciandole libere di scegliere a quali attività economiche dedicarsi e, successivamente, libere di scegliere come impiegare il frutto di tali attività”.

 
Quanto sopra permette alle persone di avere una buona educazione che rispetti e valorizzi le inclinazioni personali, permette loro successivamente di vedere tutelati i propri diritti di proprietà e di libertà di iniziativa. Queste istituzioni permettono a tutti di iniziare la propria attività economica, di vendere in un libero mercato i propri prodotti e servizi. Esse vedono con favore l’accumulazione di capitale privato e ancora con più favore il reinvestimento di tale capitale in attività produttive. Ovviamente, fa parte dello stimolo alla crescita la capacità di rimanere padroni delle proprie ricchezze attraverso un sistema fiscale equo, razionale e non punitivo.


Chi vive in ambienti come questo può legittimamente attendersi che, attraverso il duro lavoro, si possa avere una vita soddisfacente. Leggiamo dalla costituzione americana “Life, liberty and the pursuit of happiness”.


Per contrasto, proviamo ad immaginare quali sono le “cattive istituzioni” e cosa comportano in termini di sistema di incentivi sociali e scelte personali che poi determinano l’assetto socio-economico complessivo.


1.    Scarsa protezione e tutela dei diritti di proprietà
2.    Mancanza di tutela dei contratti, diseguaglianza di trattamento tra pubblico e privato
3.    Scarse tutele agli investimenti
4.    Emissione monetaria in mano alla politica e utilizzata a fini politici
5.    Controllo degli scambi, presenza di barriere all’import e all’export
6.    Mancanza di libero mercato per merci e servizi. Presenza di settori economici chiusi e tutelati
7.    Burocrazia inefficiente, lenta quando non addirittura corrotta
8.    Alte tasse e sistema fiscale complesso, farraginoso e inefficiente


La presenza di molte di queste “cattive istituzioni”, spesso mantenute, incoraggiate e tutelata da un sistema politico che Doran Acemoglu definisce “Estrattivo”, impedisce lo sviluppo economico autonomo e, quindi, sostenibile.


Secondo Acemoglu, le “cattive istituzioni” sono generalmente promosse da cattiva politica, che viene definita una “Istutuzione Estrattiva”.


La cattiva politica “estrattiva” si preoccupa di appropriarsi della ricchezza della comunità in cui opera ma non si preoccupa di stimolare la creazione di questa ricchezza. Anzi, a volte si preoccupa di frenare e controllare la creazione di nuova ricchezza, avendo interesse che la ricchezza possa finire in mano a soggetti che possono sviluppare spinte antagoniste.


Per estrarre risorse, la cattiva politica è chiusa al mondo esterno. Essa non si mette in discussione e non accetta di aprirsi alle istanze di dibattito e riforma che provengono dalla società. La chiusura risponde a due interessi che sono propri della cattiva politica:


1.    Non ampliare il numero di persone con cui dividere ricchezza e potere, e;
2.    Non disperdere il potere, per evitare di perderne il controllo.


La chiusura, coerente con una visione personalista ed in un certo senso assolutista del potere politico, consente la concentrazione dello stesso nelle mani di pochi e crea delle finzioni di apertura attraverso la cooptazione di soggetti di comprovata fedeltà solo dopo un lungo “apprendistato” e il superamento di vere e proprie prove di auto-negazione e fedeltà – tipiche, peraltro, anche delle organizzazioni mafiose.


L’assetto di tali istituzioni è impostato su un vertice che controlla strutture periferiche e sistemi vassalli che ricevono da questo protezione, tutela e vantaggi in cambio di consenso e assenso.


L’attività di “estrazione” può avvenire in vari modi:


1.    Attraverso il controllo di risorse del territorio (agricole, minerarie, infrastrutturali)
2.    Attraverso il controllo dell’attività economica di trasformazione ed erogazione di servizi
3.    Attraverso il prelievo fiscale iniquo e finalizzato all’alimentazione delle istituzioni politiche di vertice e “vassalle”
4.    Attraverso la tolleranza e a volte la difesa di sistemi burocratici inutili, inefficienti quando non palesemente parassiti
5.    Mediante misure di favore e di protezione verso gruppi o classi sociali ritenuti “amici” e l’attribuzione di oneri e vincoli a gruppi ritenuti ostili o semplicemente indipendenti


Un caso tipico ed immediato di controllo delle risorse del territorio è quello esercitato dai principi sauditi sulle immense risorse petrolifere dell’Arabia Saudita. 


Un caso di controllo dell’attività economica è quello che troviamo ancor oggi nella Russia di Putin, in cui tutte le aziende possono ad un bel momento essere definite “strategiche” e subire l’acquisizione del controllo da parte dello “stato”… quando non vengono espropriate per presunte violazioni delle norme fiscali (il caso della Yukos di Khodorkovskij, ma ve ne sarebbero molti altri meno importanti e meno noti). (Ovviamente nella Russia di Putin anche tutte le attività legate alle risorse del territorio sono controllate dallo stato).


Un caso di controllo “soft” attraverso un mix di prelievo fiscale iniquo e utilizzo non sociale delle risorse è quello che abbiamo ancora oggi in Italia. Da noi vi sono anche le tipiche caratteristiche del sistema politico “Estrattivo”:


1.    La sordità a qualsiasi istanza di rinnovamento, riforma, economia, e
2.    L’assenza di soggetti nuovi in seno ai sistemi politici dominanti (PD e PDL)


UNA SINTESI


Lo sviluppo sostenibile, secondo Doran Acemoglu, si crea quando le istituzioni politiche adottano politiche economiche pro-sviluppo e si mantengono costantemente aperte al ricambio e allo scambio con la società.


Questo scambio permette alle istituzioni politiche di essere costantemente “sfidate” dalla società civile ed economica. L’interesse della buona politica diventa, a questo punto, la promozione della crescita del benessere collettivo attraverso lo sviluppo economico. L’interesse della società civile ed economica è, più banalmente, il perseguimento di interessi economici privati. Sono questi ultimi titolari dell’onere di ricercare “lo sviluppo” e di “salire al piano di sopra” e diventare parte delle istituzioni politiche quando è richiesta una mediazione tra interessi sociali allargati e interessi dei settori economici emergenti e dei relativi protagonisti.


Una riflessione. La politica, secondo questo quadro, ha davvero poca legittimità oltre quella derivante dalla sua capacità di creare sviluppo economico sostenibile. Guardiamoci intorno, e chiediamoci quanti politici si occupino davvero di creare le condizioni per lo sviluppo economico. E quanti, invece, si occupano prevalentemente di “estrarre” utilità per loro stessi e per i loro “clan” (elettorali, familiari, amicali).


Non c’è molto altro. Almeno secondo l’amico Acemoglu.


Ah si. Una notazione importante: secondo Daron l’economia non è predittiva, ma prescrittiva. Un po’ come la medicina.


Facciamoci un’altra bella birra ghiacciata.


http://whynationsfail.com/


 

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Commenti

La novità di “Why Nations Fail” sta nell’individuare il rapporto tra istituzioni economiche – definite come le istituzioni che agevolano lo sviluppo economico – e “buona politica”, definibile come l’assetto politico che favorisce lo sviluppo economico sostenibile. D'accordo con voi, quindi l'Italia è fuori? Guardi solo i costi della politica e della casta. Come ne usciamo?
Caro Luciano di P. L'Italia è ancora dentro (l'euro e la UE) solo perchè la Germania non si può permettere di perderci per strada... perchè perderebbe anche se stessa. L'attuale assetto - ed in Italia non c'è nulla di così definitivo come il provvisorio - bilancia in maniera raffinatissima tre cose - il mantenimento, per quanto possibile, della casta - il mantenimento, per quanto possibile, di tutti i potentati italiani (regioni, professioni, università, ... taxi) - il mantenimento di un delicatissimo equilibrio dei conti pubblici Non ne usciamo. Ci staremo dentro indefinitamente, mantenendo i privilegi dei privilegiati e togliendo, un pò alla volta, a tutti, sia in forma di tasse che di minori e più costosi servizi pubblici. Mi sembra ci sia stato un accordo politica-Monti in tal senso. Mi sbaglierò... cordialissimi e tristissimi saluti m
A me queste teorie non convincono affatto. Mi pare l'estremo tentativo di resuscitare un sistema economico che sta per implodere, come aveva scientificamente previsto il buon Karl Marx. Se non erro è la teorizzazione dell'ormai vecchio liberismo che tanta miseria, accanto a una minoranza di sfrenate ricchezze, ha portato nei paesi che tale sistema hanno adottato, e non per caso parzialmente superato.. Il mercato cosiddetto libero ha sempre le sue leggi fondamentali, come la ricerca dei massimi profitti privati. Chi ha più capitali disponibili, più forza, è e sarà sempre in grado di soffocare la piccola concorrenza. Mi sembra che si ragioni in termini un pò astratti, come se le risorse del pianeta siano illimitate, che possa esistere per tutti i suoi abitanti la possibilità di star bene economicamente, senza per questo dover limitare gli accumuli di colossali ricchezze in poche riservatissime mani. La cattiva politica non è estranea all'economia privata, al "libero mercato". La politica italiana, ad esempio, è una diretta emanazione di interessi economici privati. Sarebbe il caso di pretendere che la politica torni ad occuparsi del pubblico interesse, limitando l'arroganza e le pretese dei potentati economici nei confronti dei ceti subalterni e della stessa politica. Le regole a mio modestissimo parere non vanno abolite, ma dovrebbero essere imposte anche ai "grandi" che non le hanno mai rispettate, e non solo ai comuni mortali come puntualmente avviene anche con l'attuale governo Monti. Non è difficile immaginare un sistema economico senza vincoli e limitazioni, siamo già molto vicini a questo anche in Italia. I "poveracci" che non troveranno il modo di intraprendere per sbarcare il lunario, dovranno sentirsi anche dei cretini non all'altezza delle "infinite possibilità" che un mercato sempre più libero (solo sulla carta) offrirebbe.
@Marco Moschetta Come non poterti dare Ragione? Ma Finché in Italia vigerà la regola del " il Figlio del Medica farà il Medico" non andremo da nessuna parte. Purtroppo è assai difficile farlo capire al popolo italiano, Basta leggere i vari commenti che quotidianamente affollano "I Due Punti". Ormai 5 anni fa feci, insieme all'associazione studentesca in cui stavo, una proposta all'Università degli Studi di Teramo di mettere Il Tesserino magnetico per controllare le presenze dei Docenti! La risposta che mi venne data da parte dell'amministrazione fu la più semplice possibile " Mica puoi limitare la libertà di insegnamento dei Docenti".....
per rosso di sera le previsioni scientifiche di Marx si sono avverate all'incontrario... per ora quello che è imploso è il sistema comunista o socialista... non credo di doverle dare evidenza di ciò. per quanto riguarda il fallimento del sistema italiano, ebbene, esso è ormai socialismo... quando un partita IVA con moglie e figli a carico subisce un carico d'imposta del 68%... di cos'altro possiamo parlare? E, qui sono d'accordo con lei, sta infatti implodendo. per FDL concordo. quello che cita lei è uno dei molti casi dell'arretratezza italiana. Alesina ci ha fatto uno studio statistico molto interessante, mentre la politica arretrava dicendo "si tratta di qualche mela marcia" http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&i… si, tutte mele marce... come i politici italiani! buona domenica a tutti m
@Marco Moschetta. Lei al mio cospetto è una persona colta e dotta, ma su quel poco che credo di sapere non faccio marcia indietro. "Il Capitale" di K. Marx è stato ripreso da eminenti economisti borghesi per tentare di mettere una pezza al fallimento economico e sociale del sistema capitalistico. Negando la giustezza di tali previsioni lei smentisce quello che tutti vedono, e i rimedi proposti (ricette liberiste già fallimentari) sono peggiori del male. Marx aveva previsto la realizzazione del socialismo nei paesi a capitalismo avanzato, non in Russia, e pensava in primo luogo agli Stati Uniti. Come sa non è andata così e forse anche per questo il cosiddetto "socialismo reale" è fallito. Le suggerisco però di buttare anche un occhio sulla miseria e la degenerazione morale che sono subentrati in quei paesi (ex pseudo socialisti) insieme al capitalismo, alle enormi ricchezze per pochi. Descrivendo il sistema italiano come socialista, prendendo spunto da una ritenuta d'acconto ingiusta, lei fa un'operazione furbesca che non le fa onore. In Italia un gruppo ristretto di famiglie detengono immensi patrimoni e capitali. I "grandi" imprenditori assumono e licenziano a piacimento, evadono il fisco, cioè rubano senza giusta causa (la povertà) e non vanno in galera, come invece accade a chi si appropria di una mela al supermercato senza pagarla. Sempre i potentati economici sono quelli che gestiscono la politica e scelgono le persone giuste (eccezioni a parte) da mandare in Parlamento e nelle varie istituzioni pubbliche per curare i propri interessi, come l'essere esclusi dal pagamento dei costi della crisi. Si potrebbe continuare fino a notte inoltrata. Con l'esempio di Putin, lo zar amico di tutti i grandi capitalisti e anticomunisti della terra, che "potrebbe in teoria nazionalizzare tutte le imprese russe", non so dove vuole andare a parare. Forse mira o semplicemente auspica la modifica degli articoli 41 e 42 della nostra Costituzione, che subordinano l'iniziativa privata all'interesse collettivo e in caso di necessità prevedono anche l'esproprio? Questo lo vogliono Berlusconi insieme a tutti gli obesi e irresponsabili grandi capitalisti, che temono per le cataste di ricchezze che hanno accumulato solo per accrescere il loro potere economico e politico privatissimo, alla faccia di chi non ha nemmeno da sopravvivere. Se lei si vuole aggiungere all'indegna lista è libero di farlo... Ma perderà la stima e la considerazione che ho ancora di lei come persona sinceramente democratica. Poca cosa.
@ Rosso di Sera Complimenti per la retorica Comunista, non pensavo esistessero ancora tali pensatori. l'Italia è una Economia Socialista, Seppur abbiamo una imprenditoria privata. Se pensiamo ancora che il male assoluto sia il Libero Mercato e la proprietà privata, vuole dire che qualcosa non Funziona. Il mio Prof. di Storia del Pensiero economico uomo di sinistra considera Marx come Storico della Filosofia e poi come Economista. Vogliamo analizzare l'Interesse Pubblico in Italia? Analizziamo per semplicità Teramo. L'Università Costruita Ex novo su un Colle fuori dal tessuto connettivo della Città; Gli Uffici del Comune sparsi in ogni dove x la Città; La provincia in uno stabile che non rispetta le norme antisismiche; le Varie Sede della Regione sparsi nel centro; Inpdap, Inail divisa su due parti; L'ASL con uffici in Ogni Dove: Devo continuare? Dove sarebbe l'interesse pubblico?
rosso di sera e FDL grazie dei contributi. per un'analisi spassionata di ciò che è accaduto in USA nel 2008 consiglio "too big to fail" di Andrew Ross Sorkin in sintesi possiamo dire che mentre negli USA c'è stata la bolla della finanza, da noi c'è stata la bolla della politica. sono due mali, ovviamente. io che preferisco essere libero - e che ritengo che una parte importante della libertà sia costituita dalla possibilità di usare i MIEI soldi come mi aggrada - ritengo peggiore la seconda. aperto cmq al dibattito. La prossima puntata (e forse ultima, mi sta diventando davvero difficile coniugare lavoro e ricerca settimanale) sarà dedicata alla situazione di chi il comunismo l'ha vissuto e che dalle sue macerie si ritrova a costruire. vi anticipo un giudizio. meglio, comunque meglio dell'Italia delle TASSE e delle libertà NEGATE da quattro politicanti da strapazzo
@FDL So bene che Marx era un filosofo che ha dimostrato di conoscere molto bene l'economia capitalistica. Il socialismo non equivale alla collettivizzazione forzata dei mezzi di produzione. Chi ha intrapreso questa strada ingenua e semplicistica ha inevitabilmente fallito. Nel caso specifico italiano, basterebbe applicare coerentemente la Carta Costituzionale e si potrebbe già parlare di una forma di società socialista. Questo però, al di là di ciò che qualcuno pensa e afferma, non è mai avvenuto e non è un caso che determinati articoli che possono aprire una strada si vogliono cancellare. Caro FDL, se avesse capito quello che ho voluto dire nei precedenti commenti, non mi avrebbe regalato un assist per un pallone da spingere semplicemente in porta. Gran parte della politica in Italia è legata a filo doppio al privatissimo potere economico, il quale sceglie chi finanziare e far eleggere nelle istituzioni per curare i propri interessi particolari. Il "pubblico interesse" diventa (quello sì) una frase retorica, lo specchietto per le allodole. E' la natura, la "filosofia" del liberissimo mercato. La possibilità di potersi arricchire senza limiti, pensando che si è felici e realizzati solo con una catasta di soldi in qualche banca o paradiso fiscale, rende l'uomo cieco, stupido e stronzo. La torta (le risorse) che il pianeta può offrire è limitata. Ci sono date di scadenza. Se ci sono sapientoni che pensano di poter continuare a fare scempio di tutto ciò che può servire al raggiungimento dei massimi profitti, occorre semplicemente fermarli prima che sia troppo tardi, anche se mi rendo conto che l'operazione non è affatto semplice in presenza di pregiudizi, convinzioni fideistiche e acritiche sul libero mercato senza vincoli di sorta. In fondo l'economia è più semplice di quanto vogliono far credere banchieri, professoroni e agenzie specializzate prezzolate. Su gran parte dell'unica torta disponibile hanno messo le mani e la bocca un manipolo di ingordi avari senza scrupoli e dignità. Come si può pensare di renderla accessibile a tutti (la torta) senza limitare l'avidità di coloro che se ne sono appropriati? Ricordo l'avvento dei supermercati, salutati come la salvezza delle economie dei cittadini. "Porteranno anche molti posti di lavoro in più..." Sono serviti solo a far chiudere una miriade di botteghe, dopodichè i prezzi si sono stabilizzati in alto e l'occupazione ridotta al lumicino. Vogliamo parlare dei risultati ottenuti con la privatizzazione delle autostrade? Prezzi triplicati e manutenzioni ridotte. Di questi esempi se ne potrebbero fare centinaia, ma per questioni di spazio e di tempo mi fermo qui, ricordando solo un calcolo matematico. Se lo stato o un ente pubblico ha bisogno di una cifra x per gestire dignitosamente un servizio, un privato imprenditore ha bisogno della cifra x per la copertura dei costi di gestione e della cifra y per incamerare il legittimo profitto. Se la cifra complessiva non è sufficiente per tutte le esigenze, il privato taglierà sui costi di gestione (personale, qualità e quantità dei materiali necessari). Il pubblico dovrebbe saper competere e battere il privato, non uscire dal mercato, ma affinchè questo possa avvenire, è necessario che la politica abbia in considerazione il pubblico interesse e non quello dei propri sponsor economici, i fautori di un mercato senza regole e limiti.
rosso di sera su autostrade sono parzialmente d'accordo con lei - vivendo di necessità questo "ambiente" quasi tutti i giorni. non si dovevano privatizzare, concordo. sono un monopolio naturale. tenga però presente che molti degli incrementi tariffari sono legati ad investimenti che il pubblico non avrebbe potuto fare, come la terza corsia adriatica. o non avrebbe voluto fare, diventando oggetto di attacchi per l'aumento delle tariffe che ne deriva. su tutte le sue idee di "socialismo" tenga solo presente l'unico vero dato oggettivo sulla materia: le carte con la distribuzione del coefficiente di Gini nel mondo... noterà che la Norvegia, il paese dal più alto reddito p/c, è anche il paese con la distribuzione della ricchezza più equa, mentre le economie ex-pianificate sono, insieme al sudamerica, quelli con l'indice di "equità" più bassi. L'Italia è tra i paesi più equi, anche se da noi pesa molto il divario nord-sud. sempre sulle sue idee di italia turbocapitalista, si legga le tavole del cuneo fiscale, ossia di quanto costa in tasse e oneri sociali il "contratto di sfruttamento" di un lavoratore... e vedrà, anche qui, che l'italia è ai vertici. non certo una norma cucita addosso agli sfruttatori della classe operaia. l'italia è il paese dell'accomodamento, in cui "tutto si aggiusta" - con una classe politica pletorica e sovradimensionata che media questo aggiustamento e diventa la vera èlite parassita. questo ci dicono i numeri. non da ultimo Rizzo & Stella. buona giornata, m
@Marco Moschetta. La Norvegia è un paese non solo ricco, ma civile, dove l'interesse generale non viene mortificato a vantaggio del particolare. Nei paesi dall'ex economia pianificata la "libera" corsa ai massimi profitti in pochi anni ha già creato una montagna di miseria e disparità. I numeri da lei accennati confermano quello che attraverso i flussi di emigrazione era evidente. In Sud America le iniquità economiche e sociali più grandi ci sono state in quei paesi oppressi da generali e dittatori, sponsorizzati da qualche multinazionale nord americana e sempre sostenuti dalla borghesia locale. La conquista di "liberi" mercati e-o di risorse naturali da sfruttare aveva un nome, imperialismo. Oggi non si usa più... Il nome. In Italia, signor Marco, "I contratti di sfruttamento" dei lavoratori esistono veramente e di diversi tipi. Anche il "tempo indeterminato" di un'assunzione è diventato una pia illusione, una presa per i fondelli con la modifica dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori. La forte tassazione sul lavoro a mio parere è ingiusta e andrebbe girata in gran parte nelle tasche di chi lavora. Le entrate perse dallo stato andrebbero recuperate con idonea tassazione delle rendite finanziarie, dei grandi patrimoni e capitali, degli esagerati emolumenti dei dirigenti pubblici Gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani sono fra i più bassi dell'europa, mentre la loro redditività nei settori privati è fra le più alte. Non dovrebbero essere gli umori, i capricci, le speculazioni e le convenienze del mercato, di una cerchia o casta di potentati economici, a dominare il mondo, ma le leggi degli uomini a governare l'economia, la distribuzione equa delle risorse, nell'interesse generale. La politica non è neutra, potrebbe e dovrebbe saper indirizzare e riempire di contenuti sociali l'economia. Una politica non sponsorizzata e non condizionata, libera e autonoma dal potere economico, che persegue l'interesse pubblico prima ancora di quello privato. Dov'è?
Il sistema italia definito da molti Capitalismo Familiare, Che mi sembra molto più vicino a realtà socialiste e non capitaliste. Concordo che le risorse del nostro pianeta non sia infinite, ecco perché grazie al progresso tecnologico che solo in un sistema liberale si può avere. Il sistema pubblico vs sistema privato, è sempre facile darsi al Debito Pubblico ma vorrei ricordare che quando esiste un Debitore Esiste anche un Creditore. Poi sono sempre curioso di capire cosa sia l'interesse pubblico? LA sicurezza? LA sanità? L'istruzione? Poi per quale motivo chi ha voglia di fare deve essere sempre massacrato da quel sistema di raccomandazioni all'italiana? Passa nelle imprese private dove si consumano le risorse dell'imprenditore il quale sarebbe "controllato" dallo spettro del fallimento, ma nel Sistema pubblico? Dove non esiste "in teoria" il Fallimento? Come mai dovrei pagare tributi che poi finiscono nelle tasse dei soliti privilegiati? Poi effettivamente quale è un paese dove il vero liberismo economico è stato applicato? @Marco Moschetta Preferisco sempre la Libertà di poter scegliere. Ormai in Italia manca il bouquet dove poter scegliere.
Caro FDL, forse anche i nostri politici, ormai abituati a curare gli interessi privati propri e quelli degli sponsor, non sanno più in cosa possa consistere l'interesse pubblico. Mi permetto di fare 2 piccoli esempi, uno di carattere nazionale e un altro a livello locale. Quel furbo vergognosamente prezzolato di Marchionne, non essendo capace di essere competitivo nella progettazione e nella vendita di auto rispetto ai concorrenti di altri paesi, ha pensato bene di ripiegare sullo sfruttamento della manodopera e ha trasferito settori della FIAT in paesi dove un operaio costa almeno un quinto in meno rispetto a quanto avviene in Italia, in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Norvegia, ecc. Marchionne, cioè la FIAT, ha privilegiato gli interessi personali di pochi, danneggiando una moltitudine di lavoratrici e lavoratori italiani e più in generale l'economia del suo paese, che invece nei momenti di crisi della grande impresa torinese non ha negato ingenti finanziamenti. Se fosse esistito un governo a interesse pubblico, avrebbe fatto valere gli articoli della Costituzione, e Marchionne in Serbia sarebbe andato in vacanza o a fare l'emigrante e le fabbriche non avrebbero lasciato il territorio nazionale. E' arcinota la filosofia imprenditoriale dei "nostri" grandi capitalisti. I profitti sono privatissimi, mentre i debiti diventano immancabilmente pubblici. Sono di questi giorni le polemiche sui parcheggi davanti all'ospedale Mazzini. Una politica che tiene nel giusto conto l'interesse pubblico, al momento di stipulare contratti per la costruzione di un parcheggio a pagamento in quell'area, si sarebbe preoccupata di inserire clausole di tutela a favore dei soggetti più deboli, ma così non è stato. Non si è tenuto conto di un pubblico interesse, perchè la possibilità di potersi curare o di garantire un'assistenza per i ricoverati è un diritto anche per chi non può permettersi di pagare il parcheggio. Caro FDL, le nuove tecnologie dell'industria privata sono finalizzate esclusivamente all'aumento dei profitti, alla massima produzione con il minimo dei costi. Chi ha il dollaro o l'euro al posto del cuore, dei disastri sociali e ambientali, delle risorse da razionalizzare importa molto poco. Al contrario, se scoprirebbero l'esistenza di una nuova energia pulita a bassissimo costo, terrebbero nascosta la scoperta per non rinunciare agli enormi guadagni che offrono le attuali fonti energetiche inquinanti. Il "libero" mercato, il collaudatissimo sistema dove il più forte soffoca puntualmente il più debole, esiste dalla preistoria e ha regalato guerre a volontà e crimini orrendi. Sarà bene spremere le meningi per ricercare strade nuove, e non riciclare sotto altre forme quelle già percorse in modo fallimentare.
letture consigliate per rosso di sera - e non solo per lui. I due volumi su "Stalin giovane" e "Stalin alla corte dello zar rosso" di Simon Sebag Montefiore e "Sospetto e silenzio, vite private nella russia di Stalin" di Orlando Figes. dietro patto di sangue posso anche effettuare prestito proletario dei volumetti. fate riferimento alla redazione de idp per eventuali info m
Il Caro Marchionne pue’ liberamente spostare le attivita’ produttive dove vuole, noi CONSUMATORI siamo liberi di non acquistare I prodotti di MARCHIONNE. La famosa realta del Profitti e delle Perdite e’ una verita’ molto italiana, ma siamo sicuri che la colpa sia solo delle imprese ? Oppure forse qualcuno ha interesse perche’ accada cio’? In una paese liberale non e’ reato il fallimento, ma quante aziende sotto l’intervento pubblico sono state sanate? I disastri sociali ed ambientali sono colpa delle imprese o del libero mercato? La ricerca in nuove tecnologie ambientali avviene proprio in quesi paesi dove la liberta’ di scelta e’ massima, Le Case a zero emission sono recenti in Italia mentre in nord America si parla gia’ da anni. L’ospedale di Teramo ed I parcheggi, I un sistema con la flessibilita nel mondo del lavoro I responsabili di certo ben individuabili sarebbe stati gia’ segnalati e licenziati, ma in Italia nel settore pubblico italiano vigono due regole basilari, meglio 10 impiegati che 10 operai, il Contratto a Tempo indeterminate e’ garanzia… Garanzia di Cosa? p.s. Marchionne sta salvando la FIAT, ha dato quell respire internazionale che mancava da anni.
@FDL. Si rilegga gli articoli 41 e 42 della Costituzione italiana, quelli che la destra berlusconiana voleva cancellare e si renderà conto che la proprietà privata non è un diritto inalienabile quando è gestita contro l'interesse pubblico. I disastri sociali e ambientali sono dovuti in larga parte alla corsa cieca e avida ai massimi profitti, cioè al libero mercato senza regole e limiti. All'interno di questa pseudo libertà ci si può arricchire, ad esempio, anche con la produzione e la vendita di mine a forma di giocattolo. Più bambini saltano per aria o rimangono con gli arti amputati e più grandi saranno le vendite e i profitti. Negli USA la potentissima industria privata delle armi ha contribuito ad eleggere presidenti guerrafondai come i Bush. E' a conoscenza signor FDL dei disastri causati dalla Shell in Africa? Per la verità anche l'ENI ha fatto la sua parte. Si potrebbe proseguire con gli esempi per un tempo indeterminato e mi fermo qui. @Marco Moschetta. Fra tanti grandi dirigenti e intellettuali comunisti, lei consiglia di leggere Stalin, come fanno tutti gli anticomunisti interessati? Forse è per questo che si è fatto una pessima idea del socialismo. Le suggerisco invece (non solo a lei) di leggere gli scritti di Lenin, ad esempio quelli sulla nep (nuova politica economica), che Stalin rinnegò dopo la morte purtroppo prematura di uno dei più grandi rivoluzionari della storia. Come certamente saprà, Lenin nel suo testamento chiese al partito di rimuovere Stalin dalla carica di segretario generale. Purtroppo non fu ascoltato. Raccomando inoltre di non trascurare gli scritti del nostro A. Gramsci, per rendersi conto che gli ideali del comunismo sono libertà, progresso e giustizia sociale. Senza l'esempio del socialismo, forse nel "libero" occidente capitalistico le donne non avrebbero ancora diritto al voto e gli operai in fabbrica sarebbero costretti a lavorare ancora 14 ore al giorno. Non è un caso che con la crisi della sinistra, le conquiste sociali faticosamente ottenute con lunghe e dure lotte vengono puntualmente e inesorabilmente erose dalla politica asservita ai grandi capitali privatissimi.
Caro FDL, Marchionne HA TOLTO IL RESPIRO a decine di migliaia di dipendenti ed ex dipendenti della Fiat solo per potersi arricchire spropositatamente, come il suo "libero" mercato e la politica connivente gli hanno permesso di fare. Se quella triste figura avesse saputo fare veramente il suo lavoro, il "respiro internazionale" la FIAT l'avrebbe riconquistato con la qualità degli autoveicoli prodotti in Italia. Ma per i liberi mercanti l'importante è accumulare soldi, tanti soldi, senza fermarsi a contare le vittime lasciate per strada. rds...
La mia questione non rimane irrisolta, il concetto di interesse pubblico mi lascia sempre perplesso, se poi lo intendiamo come la costruzione dell'università di Teramo, del lotto zero allora mi è molto chiaro il concetto di interesse pubblico. I disastri ambientali che sicuramente non si possono nascondere non sono solo opera dei capitalisti, Vogliamo vedere i Disastri combinati dai partiti di estrazione dittatoriale? Nell'opera comunista non erano previste le armi? Le mine in Afghanistan? I Bush sono stati guerrafondai mentre il salvatore del mondo nobel per la PACE l'afroamericano OBAMA ha solo perseguito Bush figlio, anzi ha anche effettuato strette sulle norme dell'immigrazione e contenimento. Per quanto riguarda i disastri ambientali che riguardano le fonti di energia, tutti vogliono l'auto, il potersi muovere, l'ipad nuovo... purtroppo o per fortuna ci serve il petrolio. Conosco molto bene la normativa ambientale ed gli eventuali danni che possa provocare l'estrazione e la raffinazione del petrolio, ma questo sistema certo non è sempre solo colpa del Capitalismo! P.S.