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Consiglio comunale di Sant'Egidio alla Vibrata: I Nuovi Barbari

di Anonimo
3 minuti

Mentre in tanti ieri eravamo a festeggiare la finale olimpionica di Josefa Idem, il suo coraggio e la sua bravura, con il colore azzurro che avvolge le sue gesta atletiche ed il tricolore nel cuore.  La stessa a dichiarare a fine gara: "Grillo dice Olimpiadi trionfo del nazionalismo? E' un patacca. Questa è una nazionale con un alto tasso di atleti nati altrove. Lui coglie i momenti più visibili per dei messaggi che fanno scalpore ed avere attenzione".
Josefa ha fotografato l’Italia d’oggi, la sua realtà sempre più aperta e multiculturale, fatta di atleti, poeti, operai, medici, architetti, studenti, ecc…. nati altrove ma vivono qui con l’Italia nel cuore.
Mentre tutto questo accadeva, c’era un consiglio comunale a Sant’Egidio alla Vibrata, il paese dove vivo da oltre 26 anni, che aveva un ordine del giorno presentato da Stefania Ferri, capogruppo del PD e sottoscritto dai gruppi consiliari di opposizione sul riconoscimento della cittadinanza per ius soli ai figli nati in Italia da entrambi i genitori stranieri regolarmente residenti; Un ordine del giorno simbolico che chiede la partecipazione attiva del nostro comune a favorire il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati qui, quelli che frequentano le nostre scuole, che giocano, fanno amicizia, vivono amori, ma non hanno quel pezzo di carta in tasca come riconoscimento al loro sentire italiani.
Sono volate parole grosse, offensive, grossolane e ben condite d’ignoranza, con l’isterismo di qualche assessore che “difendeva la nazione” dai barbari, domandano: “perché dobbiamo accogliere orde di reietti e scarcerati” a difesa e giustificazione dell’attuale legge in materia ed il Sindaco a citare il caso della ragazza ammazzata dal suo genitore perché voleva “vivere all’occidentale”. Ma accidenti, cosa c’entra la vicenda di questa povera ragazza con la cittadinanza ai ragazzi nati qui. Parole che hanno il sapore di “Non sono intollerante e contro, ma sono loro purtroppo stranieri qui”. Fatto sta e senza allungare tanto, che l’ordine è stato respinto dalla maggioranza di destra all’unanimità, tranne l’astensione onesta di un assessore, nato all’estero e che ha avuto automaticamente la cittadinanza nel paese nativo.
Io purtroppo non c’ero e questo racconto mi è stato riferito da persone fidate. Avrei voluto esserci per guardarli in faccia mentre scodellavano tutte quelle idiozie, che hanno portato l’amica Stefania ad abbondonare l’aula inorridita dalle argomentazione e dal linguaggio espresso.
Provo dolore, rabbia e delusione verso l’accaduto. Pensavo che certi argomenti potevano andare oltre le maggioranze e minoranze costituite per essere terreno di confronto civile ed alto. Invece il mio paese ha perso un’occasione per dimostrare attenzione e sensibilità verso chi vive e cresce in mezzo a noi, parte di noi e del nostro futuro….. che peccato e che” pataca” la tua amministrazione caro Rando!!!!

                     Mahmoud Tosson
Cittadino e Segretario del PD di Sant’Egidio alla Vibrata.
 

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Commenti

Io c'ero. Alcune precisazioni. Non è vero che si è astenuto il solo Assessore nato all'estero. Si sono astenuti anche il Vicesindaco (che chiedeva una discussione più analitica dei punti proposti, dichiarandosi tra l'altro favorevole al diritto di cittadinanza ai nati in Italia) e lo stesso Sindaco (che ha usato quell'esempio per descrivere un'altra valutazione, qui assente o forse assente nel resoconto che è stato fatto al Sig. Tosson. Comunque anch'io ero del parere che l'esempio fosse decisamente inappropriato, cosa che ho detto al Sindaco subito dopo la chiusura dei lavori consiliari). Il Sindaco (e prima di lui lo stesso Assessore che poi, è vero, si è lasciato andare a dichiarazioni non solo fuori tema, ma comunque in linea di principio inaccettabili) ha semplicemente detto che ai minori nati in Italia non sono negati i diritti civili e socio-economici riservati agli stessi cittadini italiani (per questi ultimi, anzi, ci sono stati casi di privilegio proprio per i non-cittadini in virtù di una loro supposta condizione di svantaggio oggettivo). Il problema si pone solo per i diritti politici, il cui godimento scatta con il raggiungimento della maggiore età. Al raggiungimento della maggiore età il soggetto nato in Italia chiede la cittadinanza e il problema è chiuso: ma è importante che il soggetto avente diritto manifesti la sua volontà di essere cittadino italiano (il problema di Schwazer non è tanto il doping in sé, quanto l'aver precedentemente dichiarato che avrebbe denunciato chiunque gli avesse proposto di doparsi...). Questo ha detto il Sindaco (per me condivisibilissimo), aggiungendo poi che il problema sta semmai nell'ampliare la finestra di accesso a tale diritto (io sono contrario) e nel rendere burocraticamente leggerissime le operazioni di ratifica (sono favorevolissimo): se oltre ad avere il diritto di chiedere sei in diritto di ottenere... oggi lo chiedi, domani ce l'hai: giusto il tempo di mettere un paio di timbri e un paio di firme e di aggiornare gli archivi di coloro che godono dei diritti politici, sottraendo l'operazione a ogni valutazione "discrezionale". Ma resta il fatto che per il Sindaco (che comunque si è astenuto per lasciare totale libertà di scelta ai suoi Consiglieri) è importante da parte del nato (ed educato, se mi è permesso) in Italia da cittadini non italiani, ci sia l'espressa volontà di far parte di questa comunità nazionale. A questo punto, lui cittadino italiano, per lo jus sanguinis trasmetterà il diritto acquisito alla sua eventuale discendenza, a prescindere dal colore della pelle, dalla confessione religiosa, o da quant'altro ancora. Il Sindaco, insomma, si è solo schierato contro il proposto "automatismo" dell'operazione. Una sottolineatura importantissima l'ha invece fatta lo stesso Assessore delle condannabili esternazioni qui riportate, in apertura dei lavori, prima di cadere nel tranello della provocazione "nazionalista": l'inaccettabilità di una proposta che rechi la frase "...jus soli IN SOSTITUZIONE dello jus sanguinis...". Se proponi un punto all'ordine del giorno per andare incontro alle oggettive necessità di esseri umani qui viventi, preoccupati di perseguire quello scopo senza nasconderci dietro un fine squisitamente politico.