Che bello è già arrivato Natale. Alleniamoci con le carte. Quante belle partite a poker. Che meraviglia. Che spettacolo. Io punto forte. Io so bluffare. Io so rilanciare. Io so sognare. Io mi sono allenato tutto l'anno. Dove? A Lavoro. Ospedale Civile di Teramo. I malati in giro come schegge impazzite tra i reparti. Negli stessi reparti, alcuni monitor dei personal computer sono sintonizzati su pratiche importantissime. "Signora un attimo stiamo lavorando", recita la litania del medico. Nel frattempo esistono i maligni, che con un fare silenzioso e furbo, azionano i clik, clik dei telefoni di ultima generazione, piccoli e invisibili, che immortalano la nuda e cruda verità. Il solitario. Non è una masturbazione onanistica, ma la compagnia preferita del dottore indaffarato. Uno scandalo, quadro e specchio di un riflesso degradante. Sicuramente lo zelante medico era in una meritata pausa caffè. Ci crediamo tutti. Sono sicuramente in pochi. Hanno ore e ore di disagio. I Pazienti? Ora non esagerate. Mi sembra evidente che si tratti di una sfortunata coincidenza. Posso almeno provare il sentimento dell'imbarazzo. Sono libero di protestare a nome di molti e dei pochi silenziosi? Mi vergogno per la fila con mia madre. Mi vergogno per la mia fila. La nostra malattia. Il mancato rispetto. Grazie.
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