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Confiscati beni per 11,5 milioni a un imprenditore di origini teramane: anche uno stabilimento balneare

di Giancarlo Falconi
1 minuto

Maxi confisca patrimoniale eseguita dalla Guardia di Finanza di Pescara nei confronti di un imprenditore di origini teramane, nel frattempo deceduto, attivo nei settori finanziario, edilizio e immobiliare a Montesilvano. Il provvedimento, disposto in primo grado dal Tribunale di Chieti sulla base del Codice Antimafia, riguarda beni per circa 11,5 milioni di euro: uno stabilimento balneare, 71 fabbricati, 13 terreni, quote societarie e disponibilità finanziarie riconducibili a 10 società e 8 persone fisiche.

L'imprenditore, arrestato nel 2015, era ritenuto al vertice di un'organizzazione dedita a reati fiscali e fallimentari. Secondo gli investigatori, attraverso le attività illecite avrebbe accumulato, anche a beneficio dei familiari, profitti superiori a 100 milioni di euro. Numerosi i procedimenti penali e le condanne, alcune definitive, per reati tra cui associazione per delinquere, estorsione, bancarotta fraudolenta e illeciti fiscali e ambientali.
 

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio riconducibile alla famiglia. I beni erano già stati sequestrati nel 2019.
 

La confisca non è ancora definitiva, trattandosi di un provvedimento di primo grado che potrà diventare irrevocabile soltanto dopo l'esaurimento delle possibilità di impugnazione. Si tratta di una delle operazioni patrimoniali più rilevanti condotte in Abruzzo nell'ambito della normativa antimafia.

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