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Teramo Ambiente pubblica, la difesa dei lavoratori passa da una scelta politica: chi ostacola il progetto mette a rischio anche l'occupazione

di Giancarlo Falconi
5 minuti

La posizione di CGIL, CISL e UIL sul futuro di TE.AM. e MO.TE. è chiara: una società interamente pubblica rappresenta una garanzia per la stabilità dei posti di lavoro, la tutela dei dipendenti e la qualità del servizio. Le decisioni di Fano Adriano e Pietracamela rischiano di indebolire l'intero progetto.
 

Il vero nodo non è soltanto la gestione dei rifiuti. È la sicurezza del futuro di centinaia di lavoratori, la stabilità delle loro famiglie e la possibilità di costruire, nella provincia di Teramo, un sistema pubblico capace di garantire occupazione, diritti e servizi efficienti.
 

Una disanima politica che vada oltre le singole amministrazioni comunali: chi si oppone alla costruzione di un'unica Teramo Ambiente interamente pubblica deve assumersi anche la responsabilità delle possibili conseguenze sulla tutela dei lavoratori.
 

Una società pubblica solida, economicamente sostenibile e organizzata su scala provinciale può rappresentare una maggiore garanzia occupazionale rispetto alla frammentazione degli affidamenti e all'incertezza che spesso accompagna le gare e i cambi di gestione.
 

Il comunicato sindacale nasce dalla decisione dei Comuni di Fano Adriano e Pietracamela, entrambi aderenti al MO.TE., di procedere autonomamente con una gara per l'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. 

Una scelta che arriva mentre TE.AM. e MO.TE. stanno attraversando una fase particolarmente delicata, caratterizzata dalla proroga dell'affitto d'azienda autorizzata dal Tribunale fino a settembre 2027.
I sindacati non contestano l'autonomia amministrativa dei Comuni, ma lanciano un allarme preciso: l'uscita di due enti potrebbe rappresentare il primo passo di un progressivo smantellamento del progetto di gestione pubblica unitaria.
 

Il rischio, secondo le organizzazioni sindacali, è quello di un effetto domino. Altri Comuni potrebbero seguire la stessa strada, compromettendo la sostenibilità dell'intervento di TE.AM. finalizzato al salvataggio del MO.TE. e aprendo persino alla prospettiva di una liquidazione giudiziale di quest'ultimo.
 

Una situazione che avrebbe conseguenze non soltanto economiche, ma soprattutto occupazionali.
La questione centrale è proprio questa: quale futuro si vuole garantire ai dipendenti?
FP CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI ricordano come il percorso che ha portato Teramo Ambiente a diventare interamente pubblica sia stato il risultato di una battaglia condivisa dalle organizzazioni sindacali, con l'obiettivo di consolidare un modello capace di tutelare i lavoratori e l'interesse collettivo.
 

Tornare indietro significherebbe mettere in discussione quella scelta.
I sindacati richiamano anche le criticità che possono emergere negli affidamenti ai privati, dove non sempre sarebbero garantite le medesime condizioni lavorative e dove continuano a rendersi necessari interventi per il rispetto dei contratti, della sicurezza e della puntualità delle retribuzioni.
 

Un altro aspetto riguarda la documentazione della gara predisposta da AGIR. Le organizzazioni sindacali evidenziano incongruenze relative alla clausola sociale e al piano del personale, sottolineando che la tutela occupazionale dovrebbe comprendere tutti i dipendenti coinvolti, compresi quelli amministrativi e non soltanto gli operatori.
C'è poi il possibile impatto sulle tasche dei cittadini. Secondo quanto rilevato dai sindacati, il progetto di igiene urbana dei due Comuni presenterebbe costi superiori di circa 40mila euro rispetto al servizio attuale. Una differenza che solleva interrogativi sull'eventualità di un aumento della TARI.
 

Sul futuro del MO.TE. pesa inoltre la procedura concordataria avviata, rispetto alla quale le organizzazioni sindacali auspicano una decisione rapida del Tribunale di Teramo, nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura.

La richiesta è una sola: proseguire verso un gestore pubblico unico per la raccolta dei rifiuti nella provincia di Teramo.
Una scelta che non può essere ridotta a una questione di bandi, convenienze amministrative o equilibri politici.
 

Perché dietro ogni contratto di lavoro ci sono persone, famiglie, stipendi e prospettive di vita. Una società pubblica, se ben amministrata e finanziariamente solida, può offrire un quadro di maggiore continuità e protezione.
Naturalmente la natura pubblica di un'azienda non garantisce automaticamente l'assenza di crisi, ma rappresenta un modello che può mettere al centro la tutela occupazionale insieme alla qualità del servizio.
 

Per questo chi oggi ostacola o indebolisce il progetto della TE.AM. pubblica deve spiegare quale alternativa intenda offrire ai lavoratori e con quali garanzie concrete.
 

Difendere la gestione pubblica significa anche difendere il lavoro. Chi sceglie di andare in direzione opposta non può limitarsi a parlare di autonomia comunale: deve assumersi la responsabilità politica di dimostrare che i posti di lavoro, i diritti e gli stipendi saranno tutelati almeno quanto nel progetto di una società pubblica unica.
 

Perché alla fine le amministrazioni passano, le maggioranze cambiano, ma i lavoratori e le loro famiglie restano. Il loro futuro non può diventare il prezzo delle divisioni politiche e amministrative.
 

Siamo sicuri che anche gli "Azionisti" Di Egidio, Maiocco e D'Alonzo siano di coscienza politica, a tutela della occupazione anche delle aree interne, in grado di capire la visione.

Errare humanum est, perseverare autem "azionicum"

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