TERAMO – Una graduatoria che rischia di stravolgere l'organizzazione familiare e di mettere in seria difficoltà due genitori che lavorano. È il contenuto della lettera aperta inviata da una madre di 44 anni, mamma di due bambini di 4 e 2 anni, che denuncia le criticità emerse dopo la pubblicazione delle graduatorie per l'ammissione ai nidi d'infanzia comunali per l'anno scolastico 2026/2027.
La donna racconta come, nella sua famiglia, entrambi i genitori siano costretti a lavorare per sostenere le spese quotidiane, una condizione ormai comune a molte coppie italiane. In questo contesto, sottolinea, i servizi educativi rappresentano uno strumento indispensabile per permettere ai genitori di conciliare gli impegni professionali con quelli familiari, soprattutto in un'epoca in cui il supporto dei nonni è sempre meno disponibile a causa dell'età avanzata o della loro assenza.
Il caso riguarda il figlio più piccolo, di due anni, già iscritto al nido comunale "Accademia di Pollicino" di Colleatterrato. Secondo quanto riferisce la madre, il bambino è stato ammesso soltanto alla fascia oraria fino alle 14.30 e non più a quella prolungata fino alle 16.30, come avveniva negli anni precedenti. Una situazione che la donna attribuisce alle modifiche introdotte nel Regolamento dei Servizi Educativi per la Prima Infanzia.
La riduzione dell'orario, spiega, rende praticamente impossibile la gestione della giornata lavorativa. La madre termina infatti il proprio turno intorno alle 15.30, mentre anche il marito è impegnato al lavoro e i nonni, ormai anziani, non sono in grado di garantire un aiuto quotidiano. Una condizione che, secondo la sua testimonianza, potrebbe riguardare numerose altre famiglie.
A complicare ulteriormente il quadro è anche la tempistica della graduatoria, pubblicata il 30 giugno, quando trovare un posto in una struttura privata o valutare soluzioni alternative, come l'iscrizione a una sezione primavera, risulta ormai estremamente difficile.
Nella lettera viene evidenziato anche l'aspetto educativo. Il bambino frequenta il nido da due anni, ha instaurato un rapporto di fiducia con le educatrici e ha costruito le prime relazioni con i coetanei. Un eventuale cambio di struttura, osserva la madre, rappresenterebbe un'interruzione significativa del percorso di crescita già avviato.
L'appello, tuttavia, va oltre la vicenda personale. La donna invita le istituzioni a riflettere sulle difficoltà che affrontano quotidianamente le famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano, sostenendo che il tema della natalità non possa essere affrontato senza garantire servizi realmente in grado di sostenere chi sceglie di avere figli. «Se diventare genitori significa essere costretti a scegliere tra il lavoro e la famiglia – conclude – il problema non è soltanto il calo delle nascite, ma un sistema che non riesce a supportare concretamente chi ogni giorno prova a conciliare entrambe le esigenze».
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