Io amo il presepe come amo la calma e il silenzio del cimitero. Natività e morte. Mi rilassano. Quel giorno mia madre si lasciò rapire da una cupola di polistirolo, dove piccoli personaggi si muovevano immobili, nell'attesa della povertà più assoluta. Era un'opera di Antonio Flagiello. Materiali di scarto, senza speranza, che diventavano l'insieme di una realtà viva. Quando muore un artista non è il passato o il presente, che diventa rimpianto, ma è il futuro. Sono tutte quei miracoli tra l'umano e divino, che molti chiamano emozioni, che non vedranno luce. Cartapesta, che sa di mosto e piedi scalzi, di mani e colla, di gioco e fantasia. Ogni anno, quando la grotta di Flagiello torna ad illuminarsi, io sorrido a mia madre, al suo gusto, alla sua sensibilità, a quel calore, che solo un Maestro può far divenire tradizione. Ogni anno, c'è sempre un bambino che rimane incantato, nel mondo che non c'è...
Alla figlia Orsola, al genero Luca Di Francesco Falconi, a tutta la Famiglia Flagiello, giungano le condoglianze della redazione e dei lettori de I Due Punti.
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