Regione Abruzzo. Ospedali di serie A e B. Al via il nuovo decreto.
di Giancarlo Falconi
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Mario Marchese
Egregio Direttore, è ormai mesi, se non anni, che personalmente, e poi con altri, che cerco di sensibilizzare chi decide chi, e che cosa, sulla discriminante imposta alla nostra ASL, sul fatto che un cittadino del nostro territorio è considerato di serie B rispetto ad altri cittadini delle altre ASL o di altri territori d'Abruzzo. E, se a questo viene aggiunto, oggi, oltre a quanto da Lei espresso, cioè la soppressione dei punti nascita, della riduzione delle ore aperte dei Pronto Soccorso, in particolare di Atri, ecco avere un quadro veramente allarmante sulle intenzioni che hanno nella Giunta D'Alfonso in merito alla classificazione degli Ospedali di cui al decreto che hai espressamente letto e commentato. Dove sta le opposizioni? Ma dove stanno le maggioranze, dove sta il popolo ignaro! Ora, non si ridimensionano gli Ospedali che non vanno bene, che funzionano male, ma letteralmente si chiudono quelli buoni, quelli che funzionano, e soprattutto con buona pace di tanta gente impegnata a sostenere che D'Alfonso sta facendo gli interessi di Atri, che il PD sta facendo ancora gli interessi di Atri (sono di Atri e parlo di Atri, mi si scusi l'ardire). Ma, se alla gente va bene così, così sia!! Se alla gente , vanno bene ancora i partiti, che hanno votato contro il permanere del punto nascita di Atri (PD-SEL-Italia dei Valori ed altre liste civiche) allora cosa si può fare? Cosa si può dire ancora? Io ho chiesto all'Assessore Paolucci, ripetutamente anche, di RIDARCI L'AUTONOMIA DI GESTIONE DELL'OSPEDALE DI ATRI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI. E poi glielo faremo vedere noi atriani come si gestisce un Ospedale e come lo si fa funzionare al meglio. Ovviamente stabilendo una spesa storica di partenza che non è quella di oggi , ma del 2001/2002 al massimo. Ma a chi lo dici? Altri sono gli indirizzi e le volontà. Salutammo !! Salutammo !! Mario Marchese-Comitato Difesa Ospedale Atri dal 2006
Anonimo
Il pesce puzza dalla testa!
A ben vedere il problema della chiusura degli ospedali in Abruzzo (e più in generale in Italia), viene da lontano e non è superabile se la questione non si affronta risolutivamente.
A partire dagli anni ottanta (con il famigerato “divorzio” della banca d'Italia dal Ministero del Tesoro, che venne sancito attraverso una semplice lettera, attraverso quindi un provvedimento che ha avuto pesantissime conseguenze economiche per il nostro paese ma senza coinvolgere in alcun modo il parlamento, dell'allora ministro Andreatta indirizzata all'allora presidente della nostra banca centrale Ciampi) l'Italia sta progressivamente distruggendo il proprio stato sociale (così faticosamente costruito a partire dal dopoguerra) e segnatamente il sistema sanitario pubblico.
Con l'adozione della moneta unica o del cosiddetto vincolo esterno (di cui il suddetto divorzio, ne era la precondizione), è stato compiuto l'atto conclusivo che sta progressivamente portando alla piena distruzione dei diritti fondamentali del cittadino, cedendo pezzi di sovranità ad organi che non solo non hanno nessuna rappresentanza democratica (come la BCE, la commissione europea o l’FMI) ma, cosa più grave, nemmeno l’embrione di una carta costituzionale che ne disciplini il funzionamento.
In particolare, adottando una moneta sopravvalutata e dovendo difendere un innaturale rapporto di cambio, non resta altra via che svalutare il salario (flessibilizzare il lavoro, ci dicono i vari spin doctor in azione, v. i vari jobs act) o emigrare (mobilità del lavoro, ci fanno sapere sempre i predetti spin doctor, v. convenzione di Schengen), l’alternativa è la disoccupazione (quella giovanile in Italia supera il 40%!).
Questo folle disegno è stato malauguratamente messo a nudo in seguito ad una crisi originatasi negli Stati Uniti nell’ormai lontano 2008, che è stato il cd. shock esterno che ha fatto detonare la bomba innescata dell’euro.
“Un giorno ci sarà una crisi…” uno dei padri “nobili” dell’euro amava ripetere, ebbene la crisi, ampiamente prevista dagli economisti e dai vari politicanti ingegneri dell’euro, che per magia avrebbe dovuto risolvere tutte le questioni lasciate aperte dall’adozione di una moneta senza stato (ma che in realtà anziché attenuare le divergenze tra centro e periferia dell'area euro, ha finito per accentuarle) è arrivata, lasciando sul tappeto centinaia di morti per suicidio, disoccupazione a livelli record, deindustrializzazione, crescita della diseguaglianza sociale, continui tagli alla spesa pubblica, in una parola austerità.
Questa apparente divagazione, per dire che il problema del nosocomio di Atri (e di quelli abruzzesi) è connaturato alla crisi di sistema che stiamo sperimentando e non è in alcun modo risolvibile attraverso una semplice lotta campanilistica che vede contrapporre poveri (ma probabilmente, non del tutto ignari) protagonisti.
La condizione necessaria, non sufficiente, ma necessaria, per tornare ad avere un sanità pubblica efficiente (come in effetti il San Liberatore di Atri ne è stato fulgido esempio) è di tornare ad avere sovranità in materia di bilancio, superando il cd. vincolo esterno.
Solo nel momento in cui la banca centrale italiana tornerà a svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza (che è proprio di ogni stato sovrano) e il valore della nostra moneta tornerà ad essere allineata ai fondamentali della nostra economia, potrà essere superata l’austerità.
In Grecia (dove la sanità è letteralmente a pezzi) questa situazione è particolarmente evidente, ora però il popolo greco attraverso un referendum (che di per se non determinerà la fine dell’austerità, ma potrà determinare l’inizio del Grexit), sta cercando di riappropriarsi del proprio futuro… quando anche il popolo italiano potrà vantare un simile atto di coraggio, dignità ed orgoglio?
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