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Insegnante ferito in Val Vibrata, i docenti dei Diritti Umani: “La scuola non può cedere alla violenza”

di Giancarlo Falconi
2 minuti

L’aggressione avvenuta in un istituto scolastico della Val Vibrata, dove un insegnante di diritto è rimasto ferito dopo essere stato spintonato da alcuni studenti durante una lezione, continua a far discutere il mondo della scuola. Sull’episodio, attualmente al vaglio delle autorità competenti, è intervenuto anche il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha espresso “forte inquietudine” per quanto accaduto.
Secondo il presidente del CNDDU, il professor Romano Pesavento, la vicenda non può essere letta soltanto come un fatto disciplinare o di cronaca, ma rappresenta il segnale di una crisi più profonda del rapporto educativo all’interno delle scuole. Al centro della riflessione non ci sarebbe soltanto il danno fisico riportato dal docente, ma soprattutto “il venir meno di quel riconoscimento reciproco che rende possibile ogni processo educativo”.
Il Coordinamento sottolinea come la scuola resti uno dei pochi luoghi in cui giovani provenienti da esperienze e contesti differenti imparano il confronto con regole condivise, responsabilità collettive e limiti comuni. Proprio per questo, trasformare un dissenso o una contestazione in un atto di violenza rappresenterebbe, secondo il CNDDU, un campanello d’allarme che merita un’analisi approfondita.
Particolarmente significativo, secondo l’associazione, è il fatto che a essere coinvolto sia stato un docente di diritto, disciplina che richiama quotidianamente al rispetto delle norme e della convivenza civile. “La conoscenza delle regole – evidenzia Pesavento – non basta se non viene accompagnata dall’interiorizzazione dei principi che le sostengono, come il rispetto della persona, il senso di responsabilità e la capacità di gestire il conflitto senza ricorrere alla forza”.
Il Coordinamento nazionale rilancia quindi la necessità di una riflessione più ampia sul clima relazionale all’interno degli istituti scolastici italiani, chiedendo un rafforzamento dei percorsi di educazione civica e dei progetti dedicati alla gestione dei conflitti, alla comunicazione non violenta e all’empatia.
Accanto alle eventuali sanzioni previste dall’ordinamento scolastico e dalla legge, il CNDDU ritiene indispensabile investire in percorsi educativi capaci di prevenire episodi simili e di ricostruire il valore dell’autorevolezza educativa, spesso percepita – secondo il Coordinamento – come un ostacolo anziché come una risorsa per la crescita personale.
Infine il Coordinamento ha espresso vicinanza al docente coinvolto, alla comunità scolastica e alle famiglie degli studenti interessati, ribadendo che “la tutela della dignità di chi insegna riguarda la qualità della democrazia e il futuro delle nuove generazioni”. Un monito che arriva dopo un episodio destinato ad alimentare il dibattito sul ruolo della scuola e sul crescente disagio che attraversa il mondo giovanile.

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