Ho atteso e non ho aggiornato il sito.
La mia prima volta.
Mi scuso con voi lettrici e lettori.
Amiche e amici.
Oggi sono stato umiliato insieme a tutti gli abruzzesi.
Giandonato Morra era tra le vie di Roma e ripeteva che la prossima volta l'Abruzzo sarà forte e meno gentile.
Paolo Gatti era lucido ma nervoso.
Il suo " Più del nulla che ci avevano promesso" mi ha fatto riflettere.
Il Presidente Di Sabatino era scettico ma propositivo.
Quegli sgravi fiscali senza interessi.
Basta fare la richiesta, vero?
E allora?
Ho visto sfilare il riflesso di un Abruzzo che non era dimesso.
Pittoresco ma dignitoso.
Stanco.
Solo.
Fasce tricolori.
Rappresentato da pesci fuor d'acqua.
Questa è la verità.
Gonfaloni sgonfi.
Ospiti nella nostra Capitale.
Ginoble, Tancredi, Sottanelli, Razzi.
Neanche una squadra di calcetto.
I sindaci divisi dalle forze degli ordini in tre tronconi.
Le lacrime del primo cittadino di Montorio, Gianni Di Centa.
Le scaramucce all'interno del Partito Democratico con l'incredibile presenza di chi aveva firmato il comunicato a favore del decreto sul cratere.
Pepe e Monticelli.
Non c'era il Governatore D'Alfonso.
I motivi?
Era a conoscenza del trattamento di un onorevole e non di un Ministro, che faceva finta di ascoltarci in maniera istituzionale?
Non è venuto perchè poi interverrà per avere il palcoscenico tutto per la sua grande entrata?
Non è venuto perchè in imbarazzo per l'inchiesta di corruzione?
Non è venuto perchè consapevole di contare come i suoi rappresentanti a Roma?
Non è venuto.
Si dovrebbe dimettere.
Un Governatore che non parla al nostro cuore o alle nostre teste ma ai bassi istinti.
Alle clientele e alla fame.
Era assente. Un Presidente privo di senso civico e di rispetto istituzionale nei confronti dei suoi abruzzesi.
Si dovrebbe dimettere e due, ma basterebbe una sola volta.
Siamo stati disonorati.
Il pensiero corre a Pannella, Natali, Leone, Di Paolantonio e allo zio D'Abruzzo, Remo Gaspari.
Dieci volte deputato e sedici volte Ministro.
Avrebbe ribaltato Palazzo Chigi?
Avrebbe sbattuto i pugni?
No.
Non ci sarebbe stato nessun motivo.
Il rispetto per la nostra gente era solo nella sua presenza e nel suo modo di arbitrare la politica italiana.
Oggi siamo orfani.
Si vede, si sente, si nota e denota dalla nostra regione invisibile.
Gianni Chiodi avrebbe potuto far intervenire Gianni Letta.
Era un'altra occasione e forse altre porte.
Non quella di servizio.
Non c'è coesione, unione d'intenti e le comparse, nate in secondo ordine e animate da comprimari, hanno la strana pretesa di poter essere attori principali.
Ecco il nostro problema.
Credere di puntare all'Oscar e scoprirsi a Cineramnia.
Abbiamo avuto il terremoto.
La nevicata storica.
Le valanghe.
Le esondazioni.
Le frane.
Privati dell'energia elettrica.
I nostri tanti morti.
Oggi è stato il punto più basso.
Testimoni tutti insieme.
Domani la protesta dovrà alzare l'asticella.
Si dovranno chiudere le nostre strade, la nostra terra, la nostra regione per poter diventare orgogliosi di noi stessi.
La Repubblica degli Abruzzi.
Forti e meno gentili.
Ora basta.
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