La vertenza dell’ASP 1 di Teramo potrebbe essere vicina a una svolta sul fronte degli stipendi arretrati e del cambio di gestione dei servizi. Entro domani, 30 ottobre, dovrebbero partire i bonifici per la mensilità di agosto, mentre il subentro del Consorzio Stabile Impero, che ha acquisito il ramo d’azienda da Kursana, dovrebbe essere formalizzato entro la seconda settimana di novembre.
A confermare le prospettive di sblocco sono la UGL Salute Abruzzo, attraverso il segretario regionale Stefano Matteucci, e la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marilena Rossi. Entrambi, però, accompagnano gli annunci con un duro attacco alle opposizioni e alle altre organizzazioni sindacali.
Matteucci accusa la cosiddetta triplice sindacale e alcuni esponenti politici di aver alimentato allarmismi e polemiche, rivendicando il lavoro di mediazione svolto dalla UGL per tutelare i dipendenti e garantire la continuità assistenziale. Non risparmia critiche neppure a una parte dell’informazione, accusata di aver contribuito a creare preoccupazione tra lavoratori e famiglie.
Ancora più duro l'intervento di Marilena Rossi nei confronti del consigliere regionale del Pd Dino Pepe, accusato di strumentalizzare una situazione già drammatica. La consigliera richiama le responsabilità delle precedenti gestioni e sottolinea le difficoltà amministrative legate al blocco della tesoreria e all'impignorabilità delle somme.
Secondo Rossi, la liquidazione da parte della Asl della fattura relativa agli accrediti consentirebbe ora di procedere con i bonifici immediati ai dipendenti. La consigliera ringrazia la dirigenza sanitaria e rivendica l'impegno della Regione, del presidente Marco Marsilio e dell'assessore Roberto Santangelo nel percorso di risanamento.
«La propaganda politica sulla pelle di 250 lavoratori e 350 ospiti anziani è indegna», afferma Rossi, auspicando che il nuovo affidamento possa finalmente garantire stabilità.
Al di là dello scontro politico e sindacale, rimangono le attese dei lavoratori e delle loro famiglie. Gli annunci dovranno ora trasformarsi in stipendi effettivamente accreditati, certezze occupazionali e continuità dei servizi. Perché una vertenza che coinvolge centinaia di dipendenti e persone fragili non può considerarsi risolta con una conferenza stampa o un comunicato. Servono pagamenti, atti e garanzie concrete.
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