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Operai sul tetto a Torricella, parla la ditta di Modugno: «Presentata querela per estorsione»

di Giancarlo Falconi
4 minuti

TORRICELLA SICURA – Una richiesta di oltre 11mila euro avanzata da un uomo che aveva aiutato l’impresa edile a trovare alcuni operai, senza però avere alcun accordo economico con la società. Poi le minacce, una fattura da oltre 11mila euro da parte di una società per il lavoro degli operai coinvolti nella protesta, e un pagamento di 4mila euro effettuato nel tentativo di riportare la calma. È questa la ricostruzione fornita dalla ditta appaltatrice di Bari, coinvolta nei fatti di Piano Grande di Torricella Sicura, dove tra ieri e oggi alcuni lavoratori sono rimasti per ore sul tetto di un cantiere, minacciando di gettarsi nel vuoto per il mancato pagamento degli stipendi.

A presentare querela ai Carabinieri di Modugno, ieri 27 ottobre, è stato il titolare che ha denunciato di essere stato oggetto di pressioni e intimidazioni per ottenere il pagamento di «una somma non dovuta».

Il punto centrale della vicenda riguarda un soggetto che, secondo la ditta, si sarebbe limitato a segnalare alcuni lavoratori disponibili, senza avere alcun ruolo contrattuale nella loro assunzione o nella gestione delle retribuzioni.

La Società precisa di aver provveduto direttamente e regolarmente all’assunzione di quattro operai il 7 ottobre, con contratti che prevedono il pagamento degli stipendi entro il giorno 10 del mese successivo a quello lavorato.

Nonostante questo, l’uomo avrebbe successivamente preteso 27 euro per ogni ora lavorata da ciascun dipendente, a fronte di una retribuzione oraria di circa 12 euro riconosciuta agli operai. La differenza, pari a 15 euro l’ora, sarebbe dovuta andare proprio al soggetto che aveva segnalato la manodopera. Una richiesta che, come riportato nella querela, la ditta afferma di non aver mai concordato, né verbalmente né attraverso un contratto.

Il 26 ottobre è arrivata una fattura di 11.232 euro, emessa dalla società lombarda che farebbe capo allo stesso soggetto in questione, per 416 ore di lavori edili svolti in provincia di Teramo.

Secondo la denuncia, al rifiuto iniziale di pagare sarebbero seguite telefonate minacciose, in cui si diceva che avrebbero «provocato danni presso i miei cantieri e sottratto le attrezzature messe a disposizione dalla mia società». Le minacce sarebbero state reiterate nel corso di più telefonate. Nella stessa serata, a Piano Grande, alcuni soggetti si sarebbero impossessati delle chiavi di un furgone della ditta, contenente bagagli e attrezzature, poi riconsegnate dopo l’intervento delle forze dell’ordine. La società riferisce inoltre di aver ricevuto, la mattina successiva, un video che avrebbe mostrato alcuni danneggiamenti alle attrezzature presenti nel cantiere. Episodi che hanno spinto la ditta di Modugno a rivolgersi alle forze dell’ordine, prospettando le ipotesi di estorsione e danneggiamento.

Stante inoltre la protesta montata nella gioranta di ieri, quando tre operai sono saliti sul tetto dell'impalcatura minacciando di lanciarsi nel vuoto, la ditta ha deciso di «cedere alle richieste corrispondendo un pagamento di 4mila euro alla società che aveva emesso la fattura. 4mila era la cifra reale che avremmo dovuto corrispondere ai nostri dipendenti in base alle ore lavorate», dichiara la ditta, cifra quindi scorporata dal rincaro che, come denunciato, l'altra società avrebbe applicato arbitrariamente per il solo fatto di aver trovato quegli operai. «Abbiamo comunque pagato nella speranza che potesse calmare le acque ma ci risulta alla fine che quei soldi non siano stati utilizzati per pagare i lavoratori. Ecco perché parliamo di estorsione. Erano somme non dovute, che abbiamo corrisposto sotto minaccia e nella speranza che comunque arrivassero ai lavoratori».

E sicuramente ai lavoratori non sono arrivati visto che ieri sera l'accordo si è raggiunto con i versamenti di Casa Attiva.

Nella giornata di domani potrebbero aprirsi nuovi sviluppi in merito alla protesta di oggi. Saranno eventualmente le indagini ad accertare i fatti contenuti nella querela.

Nikasia Sistilli

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