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«Senza un posto al nido rischio di perdere il lavoro»: l’appello di una madre al sindaco D’Alberto

di Giancarlo Falconi
2 minuti

TERAMO – Un posto all’asilo nido che, per una madre separata con tre figli minori, rappresenta molto più di un semplice servizio educativo: è la condizione indispensabile per poter continuare a lavorare e garantire il sostentamento della propria famiglia.
È questo il cuore della lettera inviata al sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, da una cittadina residente nel capoluogo, che ha chiesto all’amministrazione comunale di valutare con particolare attenzione la domanda di iscrizione del figlio più piccolo al nido comunale per l’anno educativo 2026-2027 dalla cui  graduatoria provvisoria sarebbe stata esclusa.


La donna, della quale omettiamo il nome per tutelare la riservatezza del nucleo familiare e dei minori coinvolti, racconta di essere separata e di occuparsi quasi esclusivamente da sola di tre figli, rispettivamente di 13 anni, 7 anni e appena un anno.
Lavora a tempo pieno e svolge turni rigidi, difficilmente conciliabili con le esigenze quotidiane dei bambini. A rendere ancora più complessa la situazione è l’assenza di una rete familiare stabile che possa aiutarla nella gestione del figlio più piccolo.
«L’accesso al nido pubblico è per me una necessità assoluta e non procrastinabile», scrive la madre nella lettera indirizzata al primo cittadino. La mancata ammissione del bambino, sottolinea, potrebbe mettere seriamente a rischio la possibilità di mantenere l’attuale occupazione, unica fonte di reddito per il nucleo familiare.
La donna precisa di rispettare i criteri previsti dalle graduatorie comunali, ma chiede al sindaco di verificare l’eventuale disponibilità di posti residui o la possibilità di attivare forme di tutela straordinaria nei casi caratterizzati da particolare vulnerabilità sociale e lavorativa.
Per la madre, infatti, il nido non rappresenta soltanto un’opportunità educativa e di socializzazione per il bambino, ma l’unico concreto strumento di conciliazione tra vita familiare e lavoro.
«Senza questo servizio rischiamo di scivolare in una condizione di precarietà economica», è il senso dell’appello rivolto all’amministrazione comunale.
La cittadina si è dichiarata disponibile a presentare tutta la documentazione necessaria, dal contratto di lavoro alla sentenza di separazione, fino all’attestazione Isee, confidando nella sensibilità del sindaco verso le difficoltà vissute dalle famiglie monoparentali.
Ora si attende una risposta da parte del Comune. Dietro una posizione in graduatoria, infatti, non ci sono soltanto numeri e punteggi, ma la quotidianità fragile di una madre che chiede di poter continuare a lavorare senza essere costretta a scegliere tra l’occupazione e la cura dei propri figli.

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