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Cavuccio, oltraggio alla memoria: chiesetta nel degrado e ossario tra polvere e detriti

di Giancarlo Falconi
2 minuti

TERAMO – Non è soltanto una struttura dimenticata, ma un luogo della memoria lasciato senza protezione, esposto all’incuria e al degrado. Nel cimitero di Cavuccio la chiesetta chiusa al pubblico dopo il terremoto  continua a mostrare un’immagine desolante: il portone sarebbe aperto da tempo e all’interno sarebbero visibili sporcizia, calcinacci e detriti.
A denunciare la situazione è una cittadina teramana, che ha deciso di richiamare pubblicamente l’attenzione sulle condizioni dell’edificio religioso e sul silenzio che, per anni, avrebbe accompagnato il suo progressivo deterioramento.
La struttura, secondo quanto riferito, non sarebbe mai stata recuperata né restituita alla comunità dopo il sisma. A rendere ancora più grave il quadro è l’ingresso lasciato spalancato, attraverso il quale è possibile osservare dall’esterno lo stato di abbandono dei locali.
Polvere, materiali accumulati e frammenti di muratura occupano quello che dovrebbe essere un ambiente destinato al raccoglimento e alla preghiera. Un degrado che assume un significato ancora più doloroso per la presenza dell’ossario comune, dove riposano i resti di numerosi cittadini e degli antenati di molte famiglie del territorio.
«Le immagini si commentano da sole. Pensare che sotto quella coltre di sporcizia e detriti riposino molti dei nostri antenati rende tutto ancora più triste e doloroso», si legge nella segnalazione.
La richiesta rivolta alle istituzioni competenti è chiara: mettere in sicurezza la chiesetta, impedire l’accesso incontrollato, rimuovere i detriti e avviare un intervento di pulizia e recupero. Anche una prima azione urgente potrebbe rappresentare un segnale di attenzione verso un luogo che custodisce la storia e gli affetti di intere generazioni.
A Cavuccio, dunque, non si chiede soltanto di recuperare un edificio. Si chiede di restituire rispetto ai defunti e dignità a uno spazio che non può continuare a essere trattato come un rudere qualunque. Perché l’abbandono, quando riguarda la memoria dei morti, diventa una ferita per tutta la comunità.

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