Ricevo e pubblico la lettera di Roberto.
Folle teramano imprenditore di 46 anni.
Mio ex compagno di scuola che ha accolto un personale appello.
In realtà non ha letto nulla.
Era tutto scritto...
"Hai ragione.
Sono quello che sono anche perchè ho vissuto tra il minigolf, i nostri scherzi, le pomiciaterubate, le partite all'Utap ( quello del muro "calato"), la "calata" per il corso, il nostro cinema, i cup e altre zingarate.
Hai ragione.
Vedere la mia terra ridotta in questo modo, mi ha strapazzato il cuore.
Io e la mia famiglia, in realtà io e mia moglie e Lulù, barboncina abbandonata e ora amata, abbiamo deciso di tornare a vivere nella vecchia casa lesionata di famiglia.
Classe E, dicono i bene informati degli eredi.
Dopo il restauro tornerà a essere di classe A come Teramo.
Hai ragione.
Teramo ha bisogno dei teramani.
Verrò a parlare con il sindaco ( che non conosco) e la politica tutta per poter trasferire la mia piccola azienda di idraulica.
Tredici operai.
In realtà vorrei aprire un'altra struttura simile e provare a fare l'imprenditore anche nella mia terra.
Altra follia?
Un modo per restituire ciò che ho avuto?
Folle?
No, naturale.
In un momento di crisi esiste l'opportunità.
Hai ragione, Giancà e torno, a patto che mi offri una serata di chiacchiere ogni mese.
A patto che torniamo sul Gran Sasso e poi a fare il bagno a Giulianova.
A patto che proviamo a far tornare la Teramo degli anni 80.
A patto che collabori almeno un mese con me. ( di più non avrei speranza).
Ci proviamo?
Hai ragione.
Tocca a noi"...
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