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Sanità a due velocità: per il ginocchio giugno 2027, pagando bastano tre giorni

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Ci sono numeri che, da soli, raccontano più di qualsiasi commento. Giugno 2027 con il Servizio sanitario nazionale. 27 agosto 2026 in intramoenia. Stessa radiografia, stesso ginocchio, stessa città. A cambiare è soltanto il percorso scelto e, soprattutto, la possibilità di mettere mano al portafoglio.
Il nostro report sulle liste d’attesa della Asl di Teramo ha raggiunto 411 segnalazioni. L’ultima riguarda una RX al ginocchio sinistro prescritta in classe D, quindi con un tempo massimo previsto di 60 giorni.
La prima disponibilità attraverso il servizio pubblico? Giugno 2027.
In libera professione intramuraria, invece, la stessa prestazione sarebbe disponibile il 27 agosto, con appena tre giorni di attesa e un costo indicativo compreso tra 120 e 130 euro.
A questo punto la domanda è inevitabile: conviene pagare?
Ma quella ancora più importante è un’altra: chi non ha quei 120 o 130 euro cosa deve fare?
Il rischio è quello di costruire, nei fatti, due differenti velocità di accesso alla cura: una per chi può permettersi di anticipare una somma e ottenere la prestazione quasi immediatamente, l’altra per chi deve affidarsi esclusivamente ai tempi del sistema pubblico.
Ed è qui che entra in gioco anche l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
C’è poi un altro aspetto che merita una risposta precisa: il percorso di tutela.
Quando una prestazione di primo accesso non può essere garantita entro il tempo massimo della classe di priorità, la normativa prevede strumenti alternativi che la Asl può attivare, compreso il ricorso a prestazioni aggiuntive, privato accreditato o libera professione intramuraria.
Perché, allora, davanti a una classe D fissata a giugno 2027, il cittadino non dovrebbe chiedere formalmente l’attivazione di quel percorso?
Il punto non è invitare tutti a pagare e poi tentare di ottenere un rimborso. Il punto è capire se e come la Asl stia garantendo concretamente il diritto a ricevere la prestazione nei tempi previsti.
Dopo 411 segnalazioni, la questione non può più essere liquidata come una sequenza di casi isolati.
Perché quando il pubblico chiede di aspettare fino al 2027 e la stessa prestazione, a pagamento, diventa disponibile in tre giorni, il problema non è soltanto organizzativo.
È una domanda di equità.
La sanità pubblica deve curare in base al bisogno, non in base al portafoglio.

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