Due giorni dopo il goffo tentativo del dott. Maurizio Brucchi, responsabile regionale delle liste di attesa e direttore regionale della agenzia sanitaria, di confutare i dati Agenas che riportavano un peggioramento in Abruzzo della Sanità pubblica con un aumento della spesa in intramoenia, i dati del nostro osservatorio hanno superato le 400 prenotazioni. Un caso tra tutti.
La segnalazione di una paziente con problemi alle mani: l’esame dovrebbe essere garantito entro 60 giorni, ma l’appuntamento è stato assegnato per febbraio 2029. In intramoenia servirebbero 240 euro
Un’elettromiografia alle mani prescritta con priorità differibile, ma fissata soltanto per febbraio 2029. È l’ennesima segnalazione che riporta al centro il problema delle liste d’attesa nella sanità pubblica abruzzese.
A raccontare il proprio caso è una paziente che soffre di disturbi agli arti superiori e che teme un progressivo peggioramento delle proprie condizioni durante i quasi tre anni di attesa.
«Anch’io ho prenotato un’elettromiografia alle mani, con priorità D, e mi hanno dato appuntamento per febbraio 2029 – riferisce –. In tre anni potrei perdere l’uso delle mani con i problemi che ho».
Nel contesto medico, la prenotazione differita, indicata con la lettera D, si riferisce a una prescrizione con priorità differibile.
Significa che la prestazione non è considerata urgente, ma deve essere comunque garantita dal Servizio sanitario nazionale entro 30 giorni per le visite specialistiche ed entro 60 giorni per gli esami strumentali.
Nel caso segnalato, dunque, il termine previsto per l’esecuzione dell’esame sarebbe di 60 giorni. L’appuntamento assegnato per febbraio 2029 appare invece enormemente distante anni dai tempi indicati per questa classe di priorità.
La donna spiega di aver cercato una soluzione attraverso il servizio “CUP SOS Liste di attesa”, al quale avrebbe inviato una mail due giorni fa. Al momento, però, non sarebbe ancora arrivata alcuna risposta.
Resta l’alternativa della prestazione in intramoenia, ma il costo indicato per l’esame sarebbe di 240 euro. Una cifra che la paziente, questa volta, ha deciso di non sostenere.
«Non mi rivolgerò all’intramoenia», afferma con amarezza.
La segnalazione evidenzia ancora una volta il divario tra i tempi della sanità pubblica e quelli delle prestazioni a pagamento. Quando un esame che dovrebbe essere garantito entro due mesi viene programmato a distanza di quasi tre anni, il rischio è che il diritto alla diagnosi e alla cura finisca per dipendere dalle possibilità economiche del cittadino.
Il caso dell’elettromiografia ( asl Teramo) fissata nel 2029 pone quindi una domanda precisa alla sanità regionale: quali strumenti vengono messi realmente a disposizione dei pazienti quando i tempi indicati sulla prescrizione non vengono rispettati?
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