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Discarica di Atri, il Consiglio di Stato dà ragione al Consorzio: i Comuni soci dovranno sostenere i costi post mortem

di Giancarlo Falconi
4 minuti

ATRI – Saranno i Comuni soci del Consorzio Piomba-Fino a dover sostenere i costi necessari per la gestione post mortem e la messa in sicurezza della discarica di Atri. A stabilirlo definitivamente è stato il Consiglio di Stato, che ha confermato la precedente decisione del Tribunale amministrativo regionale e riconosciuto la correttezza dell’azione avviata dal commissario straordinario Alessandro Bevilacqua.
La pronuncia chiude un contenzioso amministrativo durato quasi due anni e chiarisce chi dovrà farsi carico degli interventi indispensabili per garantire la sicurezza ambientale di un impianto ormai colmo, non più in grado di produrre entrate e privo delle risorse necessarie per la gestione successiva alla chiusura.
La situazione della discarica aveva assunto negli ultimi anni contorni sempre più complessi. I rifiuti e i materiali presenti nel sito risultavano esposti alle intemperie, mentre il Consorzio proprietario non disponeva dei fondi necessari per assicurare la manutenzione, il controllo e la messa in sicurezza dell’area.
I Comuni erano stati ripetutamente sollecitati a intervenire, ma avevano attribuito la responsabilità finanziaria alla Regione Abruzzo, richiamando il commissariamento del Consorzio avvenuto circa dieci anni fa. La Regione, dal canto suo, aveva escluso la possibilità di assumere un onere non previsto dalla legge, anche per evitare la creazione di un precedente amministrativo particolarmente delicato.
Di fronte allo stallo, Bevilacqua aveva deciso di procedere con una gara per l’affidamento della gestione della discarica, stabilendo che i relativi costi fossero sostenuti dai Comuni proprietari del Consorzio. Una scelta fondata sul principio secondo cui gli enti locali, avendo deciso di gestire il sito in forma consortile, restano responsabili degli obblighi derivanti dalla gestione dell’impianto anche dopo la sua chiusura.
La decisione era stata contestata dai Comuni di Atri, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Pineto e Silvi. Arsita è stato invece l’unico Comune socio a non opporsi alla procedura.
Nel ricorso gli enti locali avevano sostenuto la carenza di poteri del commissario straordinario, la violazione della propria autonomia finanziaria e del principio europeo secondo cui “chi inquina paga”. Secondo i Comuni, la gara non avrebbe potuto essere bandita senza il loro consenso e in assenza di una preventiva copertura finanziaria.
Il Consorzio, assistito dall’avvocato Gianluca Fera dello studio MODO Legal, ha sostenuto una tesi opposta: se la legge attribuisce ai Comuni l’obbligo di assicurare la gestione della discarica e gli stessi enti hanno scelto di esercitare tale funzione attraverso il Consorzio, non possono successivamente sottrarsi alle proprie responsabilità, invocando proprio quel consenso che avevano ripetutamente negato.
Un’impostazione accolta prima dal Tar e ora anche dal Consiglio di Stato. La sentenza stabilisce quindi che i Comuni soci sono tenuti a finanziare le attività post mortem della discarica, consentendo al Consorzio di proseguire gli interventi necessari per la tutela dell’ambiente, la sicurezza del sito e la salvaguardia del territorio.
«Come commissario straordinario esprimo grande soddisfazione per una sentenza che conferma integralmente la correttezza dell’azione intrapresa dal Consorzio», ha dichiarato Alessandro Bevilacqua. «È stata una battaglia lunga, difficile e complessa, affrontata esclusivamente per difendere un principio di legalità e assicurare la continuità delle attività indispensabili alla messa in sicurezza della discarica».
La conclusione del contenzioso apre però un nuovo capitolo sul piano amministrativo e politico. L’opposizione dei Comuni ha infatti comportato spese legali e costi amministrativi sostenuti con risorse pubbliche, oltre ad aver prodotto un conflitto istituzionale con la Regione Abruzzo e una prolungata situazione di incertezza nella gestione di un sito considerato strategico sotto il profilo ambientale.
«Oggi non è il tempo delle polemiche, ma della responsabilità», ha aggiunto Bevilacqua. «Le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato parlano con assoluta chiarezza. Auspico che tutti gli enti coinvolti prendano atto della decisione e procedano senza ulteriori ritardi agli adempimenti previsti, evitando di gravare ancora sulle casse pubbliche e quindi sui cittadini».
Il commissario ha inoltre annunciato la necessità di ricostruire le cause che hanno portato a un contenzioso così lungo e oneroso. «Sarà necessario chiarire chi abbia assunto decisioni che hanno prodotto ritardi, costi aggiuntivi e tensioni istituzionali. La trasparenza verso i cittadini impone che vengano accertate tutte le eventuali responsabilità».
Con la decisione del Consiglio di Stato viene dunque definitivamente individuato il soggetto chiamato a sostenere gli interventi. Per i Comuni soci si apre ora la fase degli adempimenti: ulteriori rinvii rischierebbero di tradursi in nuove spese pubbliche e in ulteriori ritardi nella piena messa in sicurezza della discarica.

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