Cara Redazione, "mia figlia soffre da anni di un Disturbo del comportamento alimentare.
Una sorta di bulimia nervosa che ha costretto e ripeto costretto tutta la famiglia a cambiare vita. Io sono una semplice addetta alle pulizia sanitarie mentre mio marito e un operaio specializzato. Le assicuro che non abbiamo la cultura per comprendere sempre tutto e ancora di più a comprendere nostra figlia. All'inizio pensavamo a un capriccio prima della estate. Mangiava poco e pesava tutto. Poi alcuni comportamenti strani come dividere il piatto in tante piccolissime porzioni. Poi per colore. Tutto a togliere. Oggi mia figlia pesa esattamente 37 chili e 452 grammi. Alla fine il mio matrimonio è crollato. Sono rimasta sola con mia figlia e suo fratello. Mia figlia è passata al vomito e io a tentare di fare cose sempre più buone per poi distrarla subito dopo. Mio figlio? Sempre più taciturno e sofferente per la sorella a cui è legato tantissimo. Siamo passati da un ricovero all'altro con le risorse economiche della famiglie e i pochi risparmi ridotti a nulla dai debiti e dai prestiti dei parenti e degli amici. Ho letto la lettera di una madre di Lecce e la faccio mia con tutte le varie domande".
"Dove sono le istituzioni? Dove sono i servizi sociali, sanitari, psicologici, territoriali? Perché non esiste un protocollo reale per i pazienti cronici con DCA, e per i familiari che li assistono? Chiedo ascolto. Chiedo aiuto. Chiedo rispetto. Per mia figlia, e per tutte le famiglie dimenticate da un sistema che cura solo ciò che è semplice da guarire.Non è solo una malattia. È una condanna, e lo Stato sta lasciando che si compia sotto i nostri occhi. Scrivo per mia figlia. Scrivo per me".
Chi risponde?
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