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Sanità, disastro liste d’attesa in Abruzzo. Pepe, Mariani e Cavallari: “Agende aperte fino al 2030, un trucco che nega il diritto alla cura”

di Giancarlo Falconi
3 minuti

I Consiglieri regionali d’opposizione Dino Pepe, Sandro Mariani e Giovanni Cavallari, commentando con toni di forte preoccupazione i dati sulle liste d’attesa relativi al primo semestre 2026 pubblicati dall’Agenas (L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), scrivono: "L'Abruzzo arretra in modo drastico su visite e diagnosi. La favola delle agende aperte fino al 2030 non è una soluzione organizzativa, ma un'offesa ai cittadini costretti a rinunciare alle cure."

Il quadro tracciato dal più recente bollettino dell’Agenas non lascia spazio ad alcuna interpretazione di comodo: la sanità abruzzese versa in una condizione di piena sofferenza e continua a perdere terreno rispetto agli standard nazionali, segnando un netto peggioramento persino rispetto ai dati già critici del primo semestre 2025.

A parlare chiaro sono i numeri ufficiali dell’agenzia ministeriale, che posizionano l’Abruzzo nel gruppo di testa delle regioni con le peggiori performance nell’erogazione dei servizi sanitari essenziali:

Esami diagnostici: a fronte di una media nazionale dell’84,6% di rispetto dei tempi massimi di garanzia, l’Abruzzo crolla ad un drammatico 65,3%.

Prime visite specialistiche: mentre la media nazionale si attesta al 78,5%, il sistema sanitario regionale abruzzese si ferma a un deludente 73,5%.

“I numeri ufficiali smontano impietosamente la propaganda della maggioranza” – dichiarano congiuntamente Pepe, Mariani e Cavallari –. “Le scelte programmatiche e gestionali della Giunta Marsilio hanno portato all'abbandono sistematico di tutti quei pazienti che necessitano di visite di controllo o di esami differibili. Le prestazioni programmate (Classe P) versano ormai in uno stato di blocco, condannando i cittadini ad attese indefinite e del tutto ingiustificabili per monitorare patologie già diagnosticate.”

I tre consiglieri pongono poi un accento critico su quello che definiscono il vero e proprio "paradosso delle agende aperte fino al 2030", una prassi amministrativa finita al centro del dibattito regionale.

“Spacciare l’apertura delle prenotazioni con orizzonte a 5 anni come un’operazione di trasparenza o di efficienza è un insulto all'intelligenza degli abruzzesi” – incalzano gli esponenti dell'opposizione –. “Consentire a un cittadino di prenotare una visita di controllo per il 2030 non significa garantire il diritto alla salute, ma soltanto nascondere la polvere sotto il tappeto. Formalmente la prestazione non risulta rifiutata dai sistemi informatici, evitando così sanzioni o rilievi, ma nei fatti la risposta sanitaria viene totalmente negata nei tempi utili alla prevenzione.”

Secondo l'analisi dei consiglieri, questo corto circuito organizzativo sta producendo un impatto devastante sulla tenuta sociale del territorio, costringendo i cittadini a due sole soluzioni:

1- Ricorso al privato: chi dispone delle risorse economiche necessarie viene spinto a rivolgersi alla sanità privata a pagamento per ottenere tempi diagnostici accettabili.

2- Rinuncia alle cure: chi si trova in condizioni di fragilità economica finisce per rinunciare del tutto alla prevenzione e ai trattamenti”.

È urgente e indifferibile un cambio di rotta radicale nella gestione delle risorse e nella programmazione” – concludono Dino Pepe, Sandro Mariani e Giovanni Cavallari – , “prima che il diritto alla salute in Abruzzo cessi di essere un principio costituzionale garantito a tutti e diventi definitivamente un privilegio riservato a pochi.”

Foto IA per il diritto di satira

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