Dietro la tragedia che ha spezzato la vita di Youssouf, il 33enne di origine ivoriana morto in un incidente sul lavoro nel cantiere dell’Anello dei Sibillini, emergono i ricordi di chi lo ha conosciuto e accompagnato nel suo percorso di integrazione in città.
Tra queste persone c’è Barbara Monaco, conosciuta da molti come "Mamma Africa", da anni punto di riferimento per numerosi giovani africani arrivati a Teramo. Educatrice, volontaria e anima dell’Infiorata, Barbara ricorda Youssouf con commozione.
«All’inizio era molto introverso – racconta – ma con il tempo aveva mostrato il suo sorriso meraviglioso, quello che riusciva a conquistare tutti». Un sorriso che nascondeva però il peso di una storia difficile, fatta di sacrifici, sofferenze e di un lungo viaggio verso l’Italia segnato da esperienze che, spesso, chi le vive non riesce nemmeno a raccontare.
Secondo il suo ricordo, Youssouf era un ragazzo profondamente legato al lavoro e animato da un forte senso di responsabilità. Lavorava con impegno e aveva come priorità quella di aiutare e sostenere la famiglia rimasta in Africa. In 11 anni trascorsi a Teramo aveva svolto diverse attività, costruendo passo dopo passo la propria vita e sentendosi ormai parte integrante della comunità teramana.
«Era felice del lavoro che stava facendo», ricorda ancora Barbara Monaco, trattenendo a fatica le lacrime. Un dolore che oggi si mescola ai ricordi e all’immagine di quel giovane uomo che aveva trovato nella città aprutina una seconda casa.
La morte di Youssouf lascia un vuoto profondo non solo tra i colleghi e gli amici, ma anche tra quanti, come "Mamma Africa", hanno condiviso con lui un tratto importante del suo cammino. E mentre Teramo piange una delle sue storie di integrazione più autentiche, resta il ricordo di un ragazzo che aveva affrontato la vita con dignità, coraggio e un sorriso che oggi in molti faticano a dimenticare.
Commenta