Salta al contenuto principale

In corsia senza camice ma con un cuore enorme. La storia che commuove arriva dal Mazzini di Teramo

di Giancarlo Falconi
2 minuti

In ospedale si incontrano medici, infermieri e operatori sanitari che ogni giorno lavorano per curare e assistere i pazienti. Ma a volte, tra i corridoi di un reparto, emergono storie che vanno oltre il ruolo professionale e raccontano il valore più autentico dell'umanità.
È la testimonianza lasciata da un paziente al termine del suo ricovero all'ospedale Mazzini di Teramo. Una lettera che non punta i riflettori sul personale sanitario, ma su una figura inaspettata: un familiare che per dieci giorni e dieci notti ha vegliato il proprio padre ricoverato nello stesso reparto.
«Non era un operatore sanitario – racconta il paziente – ma una persona che trovava sempre il tempo per chiedere come stavamo, per informarsi sul nostro stato di salute e per dare una mano a chi ne aveva bisogno». Un professionista teramano che, pur non avendo alcun obbligo, si sarebbe messo spontaneamente a disposizione degli altri degenti, accompagnandoli al bagno, offrendo piccoli aiuti quotidiani e portando conforto a chi si trovava ad affrontare la malattia in solitudine.
Un gesto che per molti potrebbe sembrare semplice, ma che in un contesto delicato come quello ospedaliero assume un significato profondo. «Io sono solo, non ho più nessuno – scrive il paziente – e la sua vicinanza è stata parte della cura».
Parole che raccontano quanto l'attenzione verso il prossimo possa incidere sul percorso di chi soffre. In quei giorni di degenza, quell'uomo è diventato un punto di riferimento non solo per il padre ricoverato, ma anche per altri pazienti che hanno trovato in lui ascolto, disponibilità e una presenza rassicurante.
«La sua formazione si chiama gentilezza», conclude il messaggio di ringraziamento. Una frase che racchiude il senso di una storia capace di ricordare come, accanto alle cure mediche, anche l'empatia e la solidarietà possano fare la differenza. Per qualcuno, in quei dieci giorni trascorsi tra le corsie del Mazzini, è stato semplicemente un angelo.

Foto I A

Commenta

CAPTCHA