Questa è la lettera che abbiamo pubblica ieri mattina.
La lettera di una mamma che racconta il suicidio del figlio.
https://www.iduepunti.it/07-02-2023/ascoltate-ecco-perche-mio-figlio-si-e-ucciso-ci-aiutiamo
Questa è la risposta del prof. Domenico De Berardis...
Caro Giancarlo, ho letto ora l’articolo e devo dire che sono vicinissimo alla signora che ha perso in queste circostanze terribili il proprio figlio.
Purtroppo il suicidio, come dico sempre anche ai miei studenti, è prevenibile, ma non è purtroppo sempre prevedibile (c’è una differenza sottile, ma molto netta tra prevenire e prevedere).
Ci sono i cosiddetti “fattori di rischio” per il suicidio, ma non è detto che avere tanti fattori di rischio significa essere sicuramente una persona che si suiciderà.
D’altronde, anche un solo fattore di rischio può portare un tentativo o un suicidio completato.
Purtroppo tanti anni di pratica clinica in reparto e in prima linea nei centri di salute mentale mi hanno insegnato il principio che se non si dice a qualcuno quello che passa per la mente, è molto difficile poter aiutare una persona.
Il problema di questa struggente storia, che è poi un problema comune a tutte le persone che sono riuscite ad attuare un suicidio, è che, ex post e sottolineo ex post, può sembrare piuttosto semplice analizzare dei fattori o dei comportamenti, ma, in realtà, questi comportamenti sono nella maggioranza dei casi assolutamente fisiologici e non portano a suicidio. A volte, anzi molto spesso, l’unica cosa da fare è parlare con le persone e fare divulgazione e l’informazione su questo fenomeno che sta diventando una vera e propria epidemia, per convincere chi ha idee di morte che da queste si può uscire e guarire tranquillamente per riprendere in mano la propria vita.
Ciò perché una delle caratteristiche della mente e del pensiero di un aspirante suicida è il cosiddetto sentimento di mancanza di speranza è una solitudine percepita. Bisogna intercettare precocemente questi segnali di disagio, istituire sportelli di ascolto nelle scuole, nei posti di lavoro, fare informazione sul fatto che avere idee suicidarie è qualcosa che può essere curato tranquillamente e che l’ideazione suicida può sparire quando sia un supporto sia psicologico che magari psichiatrico.
Purtroppo, ma non è il caso della signora in questione, cioè il riluttanza di molti ad affidarsi ai servizi di psichiatria e di psicologia, per la presenza del cosiddetto Stigma, cioè di quel terribile pregiudizio che sia nei confronti di chi soffre di un disturbo psichiatrico.
E questa, caro Giancarlo, a mio giudizio, è la più grande sfida che non è solo della psichiatria perché pertiene anche a tutti noi come cittadini come cambio di cultura.
Posso solo farti i miei complimenti caro Giancarlo perché articoli come questo aiutano la comprensione e la divulgazione e sono sicuro che qualcuno che leggerà queste parole chiederà aiuto sicuramente per un problema simile e riusciremo a salvarlo, come abbiamo fatto in tanti altri casi stiamo facendo a tutt’oggi.
A questa straordinaria madre, esempio di coraggio, tutto il mio supporto e un abbraccione
Commenta