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Lavoro stagionale e compensi, la denuncia di una madre: «Mio figlio pagato 4,50 euro l'ora dopo una giornata di prova». Seconda puntata...

di Giancarlo Falconi
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Una giornata di lavoro, diverse telefonate per ottenere il pagamento e un compenso finale che ha lasciato l'amaro in bocca. È la testimonianza di una madre teramana che ha deciso di raccontare l'esperienza vissuta dal figlio, studente dell'Istituto Alberghiero, impegnato in una prova lavorativa.

Secondo quanto riferito, il giovane avrebbe svolto un intero turno di lavoro all'interno della struttura ricettiva. Al termine della giornata, però, per ottenere il riconoscimento economico dell'attività svolta sarebbe stato necessario l'intervento diretto della madre.

«Ho dovuto fare quattro telefonate per riuscire a far pagare la giornata di lavoro a mio figlio», racconta la donna. Alla fine, il compenso corrisposto sarebbe stato pari a 4,50 euro l'ora.

Una cifra che la madre giudica inadeguata rispetto alle mansioni svolte e alle caratteristiche di un settore particolarmente impegnativo come quello della ristorazione. «Si tratta di un lavoro faticoso e logorante. Ritengo che il lavoro debba essere retribuito in maniera dignitosa e che il compenso debba riconoscere il sacrificio, il tempo e la professionalità di chi lo svolge», afferma.

Per questo motivo la famiglia ha deciso di interrompere l'esperienza lavorativa del ragazzo, ritenendo che le condizioni economiche proposte non fossero adeguate.

Alla testimonianza si aggiunge anche il commento di un'altra cittadinache allarga la riflessione al tema della ricerca di personale nel comparto turistico e della ristorazione. «Si lamentano della mancanza di lavoratori, ma molti ragazzi hanno voglia di lavorare. Con compensi di questo tipo, però, si riescono appena a coprire le spese di viaggio da Teramo», osserva.

Una vicenda che riaccende il dibattito sulle condizioni offerte ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro stagionale e sul rapporto tra retribuzioni, sacrifici richiesti e difficoltà, più volte denunciate dagli operatori del settore, nel reperire personale qualificato.

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