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La splendida retorica nelle parole di Mattarella e D'Alberto per gli 80 anni della Repubblica

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Nel giorno dell'80° anniversario della Repubblica Italiana, le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto hanno offerto l'occasione per una riflessione sul valore della democrazia, della partecipazione e della cittadinanza attiva. Due interventi pronunciati in contesti diversi ma accomunati dalla stessa finalità: riaffermare l'attualità dei principi costituzionali e il dovere collettivo di custodire le conquiste democratiche nate con la Repubblica.

Nel suo messaggio per il 2 Giugno, il Capo dello Stato ha richiamato il significato storico del referendum del 1946, definendolo uno straordinario esercizio di sovranità popolare. Fu il momento in cui il popolo italiano, con una partecipazione ampia e consapevole, scelse la forma repubblicana dello Stato ed elesse l'Assemblea Costituente chiamata a scrivere la Carta fondamentale della nazione.

Tra i protagonisti di quella giornata storica vi furono soprattutto le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia italiana. Il diritto di voto femminile rappresentò una svolta epocale nel percorso di costruzione della democrazia italiana, ampliando la cittadinanza e rendendo più compiuto il principio di rappresentanza popolare. Una conquista che non eliminò immediatamente le disuguaglianze, ma aprì una strada irreversibile verso il riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

Proprio questo passaggio è stato idealmente ripreso dal sindaco di Teramo, Gianguido D'Alberto, attraverso il riferimento al film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi. Una citazione che richiama il lungo cammino dell'emancipazione femminile e che assume oggi il significato di un messaggio civile e costituzionale: la democrazia è un processo in continua evoluzione e le libertà conquistate richiedono attenzione, tutela e partecipazione.

"C'è ancora domani" diventa così una metafora della responsabilità collettiva. Esiste ancora un domani per proteggere ciò che è stato conquistato e per realizzare quegli obiettivi di uguaglianza sostanziale e giustizia sociale che la Costituzione continua a indicare come orizzonte della vita democratica.

Particolarmente significativa è apparsa anche la costruzione retorica dei due interventi. Mattarella e D'Alberto hanno fatto ricorso, con stili differenti ma ugualmente efficaci, ai principi classici dell'arte oratoria. Dall'inventio, ovvero la scelta degli argomenti e dei richiami storici più significativi, alla dispositio, la loro organizzazione logica e coerente all'interno del discorso; dall'elocutio, caratterizzata da un linguaggio sobrio, istituzionale e ricco di riferimenti simbolici, alla memoria, intesa come recupero del patrimonio storico e civile della Repubblica; fino all'actio, la capacità di trasmettere il messaggio con autorevolezza e partecipazione emotiva.

Una retorica che non si è limitata all'eleganza della forma, ma che ha assunto una funzione sostanziale di educazione civica. Il richiamo di Mattarella alla partecipazione popolare del 1946 e al ruolo delle donne nella costruzione della Repubblica, così come il riferimento di D'Alberto a una delle opere cinematografiche più significative degli ultimi anni sul tema dei diritti, hanno trasformato la commemorazione in un momento di riflessione collettiva sul presente e sul futuro del Paese.

Particolarmente rilevante è stato inoltre il richiamo del Presidente della Repubblica alla necessità di sostenere il tessuto sociale italiano, valorizzando il dialogo tra istituzioni, scuola, famiglie e comunità educanti. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a raccogliere l'eredità della Costituzione e a interpretarla nelle sfide del nostro tempo.

A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il significato più profondo delle celebrazioni del 2 Giugno emerge con chiarezza: la democrazia non è una conquista definitiva, ma una responsabilità quotidiana. È nella partecipazione dei cittadini, nel rispetto delle istituzioni, nella memoria delle lotte che hanno portato al diritto di voto per tutti e nella capacità di trasformare i principi costituzionali in azioni concrete che continua a vivere lo spirito della Repubblica italiana.

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