I Due Punti torna ad occuparsi di oratorio e bellezza. Ritorna a Sant'Atto, in un luogo incantato.
A Sant’Atto c’è un giardino che non passa inosservato. Tra alberi, biciclette colorate sospese nel verde, vecchi jeans trasformati in decorazioni e dettagli capaci di strappare un sorriso, la casa parrocchiale guidata da don Giovanni Rinaldi è diventata negli anni un piccolo simbolo di creatività, accoglienza e speranza.
Dietro quell’atmosfera originale e fuori dagli schemi c’è la storia di un sacerdote che ha trascorso ventitré anni come missionario in Brasile, portando con sé un’esperienza umana e spirituale profonda. Un percorso che ha lasciato in lui il desiderio di raccontare la fede anche attraverso la bellezza, il buonumore e la semplicità dei gesti quotidiani.
“Dio è buonumore”, ripeteva spesso il suo vescovo brasiliano. Una frase che oggi sembra descrivere perfettamente lo stile pastorale di don Giovanni, convinto che anche un giardino possa diventare uno spazio capace di trasmettere serenità e vicinanza alle persone.
Negli ultimi mesi il parroco ha arricchito ulteriormente questo luogo recuperando abiti, scarpe e vecchi indumenti destinati al macero, trasformandoli in installazioni curiose e colorate. Un modo semplice ma efficace per regalare leggerezza a chi entra nel cortile della parrocchia.
Proprio in questo scenario vengono celebrate anche le messe all’aperto, vissute dai fedeli in un clima particolare, quasi familiare, dove natura, colori e spiritualità si fondono in un’esperienza diversa dal consueto.
A segnalare questa realtà è stata una lettera inviata alla nostra redazione da una parrocchiana, che ha voluto sottolineare l’importanza di raccontare anche le storie positive, quelle capaci di restituire fiducia e senso di comunità in un periodo spesso segnato da tensioni, paure e cronaca negativa.
E forse è proprio questo il messaggio più forte che arriva dal giardino di Sant’Atto: la capacità di trasformare piccoli oggetti dimenticati in segni di bellezza e condivisione. Un invito semplice a rallentare, osservare e ricordarsi che, anche nelle giornate più difficili, esiste ancora spazio per l’allegria e per l’umanità.
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