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Week End con Max Weber

di Pietro Ferrari
4 minuti

Finalmente ho avuto un pò di tempo per leggere sabato scorso, finendo quel mattoncino di cui spesso si parla per le tante recensioni che ha avuto e per le tante critiche che ha ricevuto e mosso: L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, scritto agli inizii del XX secolo da Max Weber.
Max Weber ci insegnò quanto lo “spirito del capitalismo” fosse erede di quella “etica protestante” tipica del Calvinismo, autentica forma che eleva la propria vocazione professionale (Beruf) ad assoluto. Da sempre gli uomini hanno conosciuto l’avidità e l’avarizia, il desiderio di arricchirsi anche senza scrupoli morali ma tutto ciò, mai prima del protestantesimo aveva potuto fondarsi sulla convinzione che il razionalismo calcolatore rappresentasse la messa in pratica di una vera e propria Etica. L’arricchirsi oltre i bisogni fondamentali come obbiettivo fine a se stesso per rincorrere vanità, prestigio e beni materiali era considerata “idolatrìa del ventre”, “mammonismo” dalla mentalità cattolico-medievale in quanto tali “idoli” distraevano l’anima dalla tensione verso i fini ultimi, i Novissimi, dissipandola nell’effimero non-senso rappresentato dalla dottrina cateriniana nel “fiume che trascina ogni cosa”. Il fiume mistico della Santa di Siena era la corrente che trasportava nel nulla ogni cosa creata, ogni affetto, ogni azione anche buona e l’uomo stesso, se si legava ad esse senza unirsi al corpo mistico della Chiesa e al Suo Capo: il Cristo. Il Cristo era invece il Ponte sul fiume che trascina al Nulla, il Ponte che solo può condurre l’uomo dalla terra al Cielo.
Il denaro diventava “sterco del demonio” anche nella mentalità popolare, appena assurgeva a Idolo ed era comunque vergognoso che l’uomo diventasse funzione di esso: il denaro serviva, ma non doveva essere servito. Con la Riforma Protestante non conteranno più nulla i consilia del Vangelo: la vita monacale non sarà più la strada per la perfezione in quanto vista come elusiva rispetto al dovere di lavorare su questa terra. L’azione superiore alla contemplazione e non seguente ad essa. In pratica il sovvertimento degli insegnamenti di Gesù a Marta e Maria, ma forse molto di più: l’immanenza vince sulla trascendenza, i doveri intramondani diventano fini a se stessi e lo stesso peccato di usura non viene percepito più come tale. I Sacramenti cattolici diventano oscena magìa di un clero che avrebbe usurpato il sacerdozio come carattere comune a tutti gli uomini, facendolo diventare strumento di oppressione. L’antropologìa pessimistica del protestantesimo è la diretta conseguenza della negazione del libero arbitrio da parte di Lutero, in quanto la “predestinazione” che Dio avrebbe riservato ai reprobi e agli eletti non potrebbe mai essere mutata dall’uomo. Ora, l’eletto potrebbe vivere e morire anche nel peccato ma si salverebbe laddove il “reprobo predestinato” non avrebbe niente da sperare. Da qui la tremenda questione: come si può sapere se si è eletti o se si è reprobi? Ecco, già il dubbio di non essere “predestinati alla salvezza” sarebbe indice di poca fede e pertanto di essere già vicini allo stato di riprovazione. A questo punto l’impegno professionale diventa un esercizio di automotivazione che darebbe “sicurezza di sé”, togliendo ansie religiose e istillando la “sicurezza” (presunzione) di essere già salvi. Il “self-made-man” che riesce a “farcela”, a sfondare nella sua professione o nel suo commercio è baciato da Dio e la sua ricchezza diventa segno di predestinazione divina. A questo punto mi pare evidente costatare come una tale "Etica" sia diventata patrimonio comune di tutto l'Occidente, anche di quello non specificatamete protestante.
 

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Commenti

Sulla tua conclusione, Ferrari, non sono d'accordo. All'epoca, l'imprenditore, colui che costruiva denaro pervaso dagli animal spirits, non avrebbe mai potuto conservare la sua ricchezza per sé, né tantomeno ostentarla (come accade oggi), ma doveva reinvestire tutto e sempre. Solo così la sua predestinazione alla salvezza sarebbe stata chiara. Oggi è così? non mi pare...
Parlavo in generale cara Fata Morgana...... anche se di casti adoratori di Mammona ne abbiamo tanti anche in Italia..... la coppietta Idea Socialista & Enrico... il banchiere erede di Toeplitz che si fece inumare nella tomba di Guglielmina la Boema.... finanza esoterica.... E' vero però che il seme etnico levantino e il respiro mediterraneo attenuano il grigiore ginevrino o la depressione scandinava.... Epicuro corregge......il maiale batte il gufo... Berlusconi è l'altra faccia del materialismo.... quella che almeno ride e si gode la vita....
ridi ridi... che mamma ha fatto gli gnocchi!
morgana alla faccia del materialismo!!!!
Le osservazioni dell'articolo sono pertinenti, tuttavia faccio notare che diversi studiosi hanno messo in luce le radici medievali e cattoliche di un sano capitalismo: i frati hanno incominciato a dare denaro in prestito proprio per fare in modo che la gente non si rivolgesse agli usurai e potesse avere il necessario per mandare avanti la sua piccola attività (o di avviarla?). Parliamo dei monti di pietà. L'etica protestante del lavoro è sicuramente sbilanciata verso questa vita (dove QUESTA VITA non indica un interessamento a questa vita, ma un vivere concentrato sulle cose penultime). Alla fine porta ad (o è tipica di) un imborghesimento, che si sostanzia nel voler avere una vita quantomeno tranquilla, o di guadagnare la lode ed il prestigio davanti agli uomini, magari mostrando buone qualità, questo non lo nego. Siamo lontani dall'invito di Gesù: "Chi vuole essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (cfr. Lc 9,23). Per non parlare del consiglio dato al giovane ricco, dove Gesù mostra come per entrare nella vita vera, quella che conserva sempre una tensione escatologica, non basta seguire i Comandamenti, ma occorre cercare la perfezione, del cui manifesto sono le Beatitudini. Sulle esigenze dell'etica cristiana leggere Veritatis Splendor e sulla pregnanza dell'orizzonte escatologico in cui vanno inserite le Beatitudini leggere Spe Salvi.
Ho letto solo ora qs. splendido articolo. Complimenti vivissimi. Come si può NON essere in totale accordo con le sue conclusioni mi è un mistero insondabile. Negare che qs. specie di morale al contrario si sia impadronita della quasi totalità del mondo occidentale mi sembra, infatti, un mero esercizio di arrampicatura sugli specchi; come si può negare che nel mondo di oggi la vera discriminante tra gli uomini non è quasi sempre il denaro,ad ogni costo, la fama, ad ogni costo, il potere economico-mediatico ad ogni costo e pensare pure di ammantare il tutto da una pretesa di Moralità. ??? Si tende a giustificare il comportamento dell'uomo moderno offrendo una copertura pseudo-etica che permetta di fare e disfare a proprio piacimento a seconda della convenienza del momento. E' vero, come sottolineato nell'articolo, che l'uomo ha avertito in tutte le epoche il desiderio di arricchirsi, di esere potente e prevaricatore sugli altri, ma ad esempio, nel medio evo se si commettevano nefandezze, e se ne commettevano, si era però perfettamente coscienti del male che si faceva. I Bravi di Manzoniana memoria, a puro titolo di esempio, erano fior di mascalzoni e grassatori, ma erano perfettamente coscienti che avevano disposto della loro vita non al servizio del bene dell'umanità ma agli ordini del potentello di turno, era ben vivo in tutti il senso del Peccato e, quindi della necessità di essere bisognosi di misericordia Divina, oggi invece, grazie alla pseudo morale protestante ci si autoassolve e...tutto va bene madama la marchesa.