Spiragli di sole nel morente condominio europeo.
In Ungheria sono stati utilizzati fondi anche europei per una campagna di sensibilizzazione etica. Manifesti in cui un feto esclama: “Capisco che tu non sia pronta per me, ma ti prego dammi in adozione, lasciami vivere”. Il vice presidente della Commissione europea, Viviane Reding ha detto però che gli Stati membri non possono usare fondi UE per campagne contro l’aborto. Perchè sarebbe proibito presentare in positivo scelte diverse da quella abortiva? Forse l'aborto da delitto che fu, è diventato non solo "diritto" ma addirittura "dovere civico", a tal punto che delittuoso apparirebbe ogni tentativo di limitarlo? Il problema si è posto perchè la campagna pro-life, lanciata dal partito di centrodestra del premier Viktor Orban, è in parte finanziata dall’Unione Europea. Per tale motivo, l'esecutivo dell’Unione Europea ha chiesto a Budapest di rimuovere tutti i manifesti, se non vuole incorrere in sanzioni finanziarie, mentre l'eurodeputata francese del gruppo socialista Sylvie Guillaume ha "sancito" che:
“Usare fondi dell’Unione Europea per promuovere campagne anti-aborto è un abuso, ed è incompatibile con i valori europei”, puntando il dito contro la Costituzione Ungherese che dovrebbe entrare in vigore il primo di gennaio del 2012. Favorire una cultura aperta alla vita fa storcere il naso alle femministe laiciste che vedono come fumo negli occhi, qualsiasi impegno diretto a limitare la piaga dell'aborto? Si potrebbe rispondere: "tanto peggio per loro", ma in realtà è proprio l'impianto dei "valori europei" ad essere ostile al ritorno orgoglioso del popolo magiaro ai "valori cristiani". Il sovrano apostolico Santo Stefano d'Ungheria sorride dall'Aldilà mentre le burocrazie apolidi di quello che fu il Vecchio Continente, scagliano contro Budapest i nuovi carri armati del totalitarismo abortista senza avvertire il senso del ridicolo. Il preambolo del testo attuale, facendo riferimento alla storia del Paese, aggiunge che la Nazione ungherese ha contribuito in modo determinante alle radici dell’identità europea «combattendo i Turchi nel Medioevo, fino alla rivoluzione del 1956». Una Costituzione pro-life, anti-islamica ed anti-comunista? Troppo per non causare
ulcere gastriche al buonismo progressista e per lasciare attonito lo stesso Vaticano. Nel complesso, un panorama decisamente in controtendenza rispetto al vento che soffia nel resto dell’Europa. La futura Costituzione ungherese prevederà all’articolo due che: "Ognuno ha diritto alla vita e alla dignità umana. La vita del feto è protetta fin dal concepimento". Elizabeth Bennour, direttore del programma dell’IPPF, chiama al contrattacco tutte le forze laiciste: “La risposta a questi attacchi deve venire da tutti quelli che credono che le donne hanno un diritto inalienabile al proprio corpo, in una società egualitaria, democratica e secolare". Mi permetto di ricordare alla signora Bennour, che il nascituro si trova "nel" corpo della madre ma non si identifica con "il corpo" della stessa. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 e la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959 approvate dall’ONU, indicano però come doverosa la tutela del fanciullo anche prima della nascita. Questo è il motivo per cui anche se di fatto l'aborto è considerato un "diritto della donna", in punto di diritto non è mai stato definito come tale formalmente. Ipocrisìe contemporanee. Lo Stato ungherese si impegna a riconoscere pubblicamente la natalità gratificandola concretamente: premi alle famiglie numerose e incentivi alla formazione di nuove. Si parla anche di una disposizione apposita che stabilirà come le famiglie con bambini potranno esprimere un voto in più nelle consultazioni elettorali. Oggi come nel 1956: "Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest!".
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Che dire ... dopo undici anni il tema è ancora caldo e in città arriva sabato addirittura il pachiderma dell'integralismo bioetico Mario Adinolfi ...
Frizzi e lazzi!