Un salto di qualità immenso. Teramo si tuffa nell'arte scoprendo all'improvviso un lato di sè che sembrava nascosto. Arte che qualifica la città, arte che porta in città un valore aggiunto di fascino. Piaccia o non piaccia deve essere vista, osservata, anche giudicata. Un percorso diretto che apre strade fatte di sogni e di realtà, di confronto con il nostro io, di analisi con la realtà circostante. Il laboratorio d'arti contemporanee, battezzato con un nome che poco lascia al fascino dell'arte come l'Arca, diventa invece custode e gioiello per la cultura cittadina.
Dopo una prima mostra dedicata a Giuseppe Stampone, dove l'artista di casa nostra ha presentato i suo abbecedari, volti realistici di un passaggio di millennio che sa di violento, che sa spesso di amaro che sembra schiavo dell'economia, ecco spuntare Henri Cartier-Bresson. Mica cazzi avrebbero detto sia le signore impellicciate attratte dal nome dell'artista e dalla possibilità di esibire alla vernice l'ultimo gioiello, sia giovani meno d'alto bordo ma con passione per l'arte nelle su diverse espressioni.
L'Arca diventa quindi un angolo che va scoperto, conosciuto, assaporato. E di questo bisogna ringraziare alcune persone che ci hanno creduto. Da una parte Umberto Palestini, che ha preso per mano l'avvio di questo spazio nella veste di direttore artistico ma soprattutto di uno che ha a cuore il linguaggio e le espressioni dell'arte, dall'altra chi crede in Teramo, nelle sue potenzialità inespresse, e ci mette le opere a disposizione. Poi ci sono personaggi collaterali, non meno importanti, anche se restano in seconda fila. Un nome su tutti in questo avvio, quello di Gino Natoni, imprenditore che è capace di valorizzare le forme artistiche nelle sue diverse sfaccettature.
Dal 4 novembre,in questa sorta d'arca, sarà in mostra "La tentazione del disegno" di Henri Cartier-Bresson, prodotta con la storica Accademia Raffaello di Urbino, in collaborazione con la Fondazione Cartier-Bresson di Parigi, Vernice alle ore 18. Si presenta con una selezione molto rara di disegni che hanno per soggetti luoghi e paesi dell’Italia e copie di opere di antichi maestri.
La mostra, particolarmente attesa ed esclusiva per l’Italia, allestirà una trentina di opere su carta del maestro, unitamente a un inedito gruppo di foto famigliari che vedono Cartier-Bresson ritratto negli anni dell’infanzia, della prima giovinezza, proponendo per l’occasione e per la curatela scientifica di Luca Cesari, Bertrand Marret e Umberto Palestini, un catalogo con tutte le opere presenti in mostra, sia edite che inedite, accompagnate da testi critici dei curatori e da un intervento del poeta Yves Bonnefoy.
La mostra tematica incentrata su disegni di paesaggio, città (soprattutto italiane) e d’après da pittori nostri e francesi - spiega Palestini - presenta l’opportunità rara di offrire alla visione del pubblico italiano, in modo organico, opere all’acquarello, al tratto, incise, ecc., una parte insomma della sua personalità creativa rimasta tuttora in ombra o mal conosciuta>. La mostra viene inoltre arricchita da un gruppo di fotografie che sono state scattate da famigliari all’artista, relativamente agli anni d’infanzia e giovinezza, le quali foto sono offerte dal nipote del fotografo, prof. Bertrand Marret. L’evento è promosso in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson di Parigi.
Scusate se è poco. E chissà che questa città, adagiata in una pigrizia, capace solo di criticare chi è mecenate, saprà capire l'ode di una matita, il verso di un segno, la soavità di un disegno, il messaggio per destare dall'insolenza...
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