Dopo mesi di voci e dicerie, di notizie e smentite, di minacce e promesse, il quadro odierno lascia intendere che la Teramo Ambiente sta lentamente scivolando verso un’irreparabile rovina.
Oggi è il quarto giorno che non viene consegnato e stoccato il gasolio perché la Te.Am non è più in grado di pagare il fornitore, il cui credito è cresciuto fino a toccare i 200 mila euro, costringendolo di fatto ad una sospensione temporanea dei rapporti di fornitura.
Altre “pause”, se è possibile definirle tali, si sono succedute negli ultimi mesi, con ritmi sempre più cadenzati, ma mai come nelle ultime due occasioni si era arrivati a sfiorare la settimana di sospensione del servizio.
Oggi il gasolio, qualche giorno fa i buoni pasto, poi l’interruzione della fornitura del vestiario, ormai anche le normali spese correnti sono diventate un’ardua impresa a cui l’odierna gestione deve far fronte senza l’aiuto del Comune di Teramo, il principale responsabile di questa vicenda.
Situazione che, molto presto, costringerà la sosta forzata dei mezzi e degli operatori presso il deposito, con tutte le conseguenze che tale “fermo forzato” potrà generare tra i cittadini, i quali, oltre a non vedere ritirata la propria immondizia, saranno costretti pagare proprio in questi giorni, la super tassa dei rifiuti denominata “TARES”.
Cittadini ed operatori, dicevo, vessati da una mala gestione che sta distruggendo quanto di buono costruito negli anni, azienda fatta lievitare fino a scoppiare nel personale e nei costi, basti pensare che ai servizi cimiteriali si è passati dagli iniziali due addetti a sei operatori, manco fosse arrivata un’improvvisa epidemia di peste.
La notizia della mancata consegna del gasolio è l’incontrovertibile prova del definitivo declino aziendale a cui la Te.Am sembra rivolta, nel paradossale destino che la vede creditrice verso la sua stessa proprietà ed insolvente verso i propri fornitori.
E’ ora di dire basta!
Non bastano più le promesse di Brucchi e gli appelli alla serenità bi-partisan di Manola Di Pasquale, è ora di dire la verità ai cittadini e perseguire la strada del risanamento prima che sia irrimediabilmente tardi, anche a costo di vendere la sede dirigenziale di Piazza Martiri, affinché persino ai Super Dirigenti e componenti del CDA venga concesso l’onore e l’onere di sedere nella Favela di Contrada Carapollo, quanto meno per rendersi conto di come ci si è evoluti negli anni.
Che tristezza.
Stefano Alessiani
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Intanto direi di dimezzare gli stipendi da favola ai diregenti poi spero che tutto vada in malora per team il carrozzone della Politica locale è una vergogna!!