Sulla questione del concorso per l’housing sociale di via Longo a Teramo si sono dette già tante cose. Si sono sollevate domande poste alla Parti interessate (Comune di Teramo, Fondo HS Italia Centrale, Ordine degli Architetti di Teramo), ma un silenzio imbarazzante fa il pari alle risposte non pertinenti.
Non staremo a parlare di quanto già evidenziato, anche qui nei “duepunti.it”, ma si vuol tornare su un altro avvenimento che ha caratterizzato questo concorso di architettura teramano.
Parleremo della selezione dei gruppi chiamati a sviluppare il secondo grado del concorso.
Nel primo grado vie era la selezione di gruppi in base ai curricula presentati.
Nella seconda fase i gruppi selezionati dovevano elaborare il progetto con cui gareggiare tra loro.
Noi non parleremo qui dell’alto profilo e dei ricchi curriculum che sicuramente caratterizzavano i selezionati alla seconda fase.
Noi qui parleremo solo dei curriculum esclusi.
Per la selezione alla seconda fase del progetto c’era una commissione composta da due rappresentanti di Investire Immobiliare SGR Spa e da un rappresentante del Consiglio Nazionale degli Architetti.
Prima di tutto occorre capire di cosa si stia parlando.
Avere nel proprio curriculum la realizzazione di housing sociale NON significa aver nella propria vita costruito case popolari, oppure delle palazzine seppur al mare, oppure aver partecipato alla progettazione di case in cooperativa.
No! Non significa questo.
Vi è una legge nazionale che definisce cosa sia un “alloggio sociale”. È il decreto del 22 aprile 2008 del Ministero delle Infrastrutture, dove di si legge:
« E' definito alloggio sociale l'unita' immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. L'alloggio sociale si configura come elemento essenziale del sistema di edilizia residenziale sociale costituito dall'insieme dei servizi abitativi finalizzati al soddisfacimento delle esigenze primarie.»
Quindi un alloggio inserito in un sistema complesso di altre infrastrutture.
Alla luce di queste considerazioni è curioso notare l’esclusione di un gruppo non italiano di fama europea la cui esperienza in materia di edilizia abitativa e sopratutto in edilizia abitativa pubblica è ampia e intensa, sia in numero di realizzazioni (più di 500 abitazioni in due anni) che è in estensione nel tempo, con realizzazioni anche in paesi come Spagna, Francia o Svizzera, così come Algeria o Turchia con oltre 61 milioni di euro di lavori della tipologia analoga a quella richiesta dal bando di concorso.
Bene, gruppi di questo tipo sono stati esclusi!
Ovvio che ciò sia accaduto perché gli altri (quelli ammessi alla seconda fase) avevano curriculum migliori!
Ma non basta, si potrebbero porre altre domande. Ad esempio analizzando ciascun gruppo selezionato, oppure encomiando la presa di posizione dell’Ordine teramano ma analizzando e facendo distinguo tra le posizioni istituzionali e quelle dei singoli, oppure potremmo domandarci perché in fase di elaborazione del bando ci si sia dimenticati del Codice dei contratti e degli appalti. Ma questi sono quesiti troppo complessi per esaurire le tematiche in queste brevi righe.
Qui interessa non solo capire perché non bastavano, ad esempio, alcuni milioni di metri cubi di abitazioni sociali realizzate in tutta Europa per essere ammessi alla seconda fase, ma principalmente ci si chiede perché si sia dimenticati che era la “cosa pubblica”, ovvero un bene di noi tutti, ad essere oggetto del concorso di progettazione di via Longo (una selezione con metodi privatistici su un concorso su area pubblica)?
Occorrerebbe un accesso agli atti, ma la cosa sembra di una certa difficoltà.
LETTERA FIRMATA
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