Con riferimento ad alcune notizie apparse recentemente sugli organi di informazione locale, riguardanti don Telesforo, il sacerdote proveniente dal Congo, che sta svolgendo il suo servizio nella parrocchia di Fano Adriano, al quale il Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia, non ha confermato la presenza a Fano, si forniscono alcune doverose precisazioni, al fine di ristabilire la verità dei fatti e l’assunzione delle responsabilità che competono a ciascuno.
Va premesso, preliminarmente, che i sacerdoti non italiani in servizio nelle diocesi sono, in genere, presbiteri inviati dai propri Vescovi in Italia per motivi di studio e, una volta completato il corso di studi, si impegnano a ritornare nei Paesi di origine.
Durante la permanenza in Italia, tali sacerdoti svolgono un servizio pastorale a tempo parziale nelle Diocesi, stante anche la penuria di vocazioni, e in tal modo si sostengono negli studi. Dal 2004 la CEI ha deciso di regolarizzare la presenza dei sacerdoti stranieri in Italia, attraverso la stipula di singole e specifiche (riferite alla persona) convenzioni con le Diocesi di origine. La presenza e il servizio nelle Diocesi sono legati, pertanto, alla autorizzazione dei Vescovi che inviano.
Nella Diocesi di Teramo-Atri esercitano il loro ministero ben 25 sacerdoti, provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina. Allo stato attuale, per 10 di essi, arrivati prima della disposizione CEI, è stata avviata la stipula della convenzione che dovrà essere sottoscritta dai due Vescovi interessati.
Nel caso specifico di don Telesforo, l’interessato non ha fornito la documentazione, ovvero la convenzione firmata dal suo Vescovo, con prescritta la dichiarazione di “buona condotta”. Sono queste, e solo queste, le ragioni per cui a don Telesforo non può essere concessa la permanenza a Fano Adriano.
Risultano, pertanto, infondate e tendenziose le accuse rivolte al Vescovo Seccia circa la personale e unilaterale indisponibilità ad acconsentire ai desideri del sacerdote e della comunità fanese.
Con questa comunicazione, inoltre, si respingono gli attacchi “gratuiti” alla persona del Vescovo, anche per altre pregresse e infondate rivendicazioni, che offendono la comunità ecclesiale e civile.
Il Vescovo Seccia, dal suo canto, è pronto ad individuare una nuova soluzione che assicuri alla comunità fanese il dovuto e necessario servizio pastorale.
Ufficio Diocesano
per le Comunicazioni Sociali
Gino Mecca
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Buona condotta? Caro Vescovo Mecca... ma cosa dice???? La buona condotta è definita dall'opera sul territorio.... anche voi siete una casta...speriamo destinata a finire....
Ho letto i vari commenti precedenti sulla vicenda del parroco negro, invidia e gelosia. La signora Riccioni ha commentato giustamente la disgraziata e cattiva vicenda che ha voluto sua eccellenza Seccia.