Quando si entra in un Palazzo di Giustizia o della Giustizia, si pensa a un tempio sacro e inviolabile. La fede del laico, il silenzio dei giusti, dei bravi. Il capo sparso di cenere, la testa china e ti aspetti da un momento all'altro di essere giudicato anche se in realtà, hai bisogno solo di un certificato. Poi ti fai un giro nel retrobottega. Nello spazio antistante e scopri l'incuria e il pericolo. Oggetti lanciati nella scarpata adiacente, residui edili abbandonati, un cuscino, uno scatolone riversato come monumento di un passaggio alieno e poi, un laccio ad altezza collo che fa da separazione tra la vita e la morte. Chi cura il palazzo di Giustizia? Chi lascia che il decoro di un monumento sacro si presenti in uno stato indecente?
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