La tutela della salute garantita dalla Costituzione si misura anche nei tempi di accesso alle cure. E quando per una visita specialistica si arriva a dover attendere anni, il diritto rischia di trasformarsi in una semplice dichiarazione di principio.
La visita di chirurgia vascolare è un esame fondamentale per diagnosticare, prevenire e curare le patologie che interessano arterie, vene e vasi linfatici. Serve a valutare la necessità di un intervento chirurgico o di trattamenti mininvasivi, a monitorare l'evoluzione di malattie croniche e a prevenire complicanze anche molto gravi, come ictus, aneurismi o ischemie.
Eppure, mentre si continua a parlare di liste d'attesa in miglioramento, la realtà raccontata dai cittadini sembra essere ben diversa. Il nostro osservatorio pubblico ha ormai raccolto 311 segnalazioni relative alle quattro ASL abruzzesi. Un dato che va letto tenendo conto delle differenti situazioni territoriali: in alcune aziende sanitarie le liste risultano ancora bloccate, in altre le prenotazioni sono aperte, ma con tempi comunque incompatibili con un servizio sanitario efficiente.
L'ultimo caso riguarda la ASL di Teramo, dove una visita di chirurgia vascolare risulta prenotabile per il mese di agosto 2029. Un'attesa di oltre tre anni per una prestazione che, in molti casi, è determinante per individuare e trattare patologie potenzialmente gravi.
È difficile considerare normale una situazione del genere. Un sistema che costringe i cittadini ad attendere anni o, in alternativa, a rivolgersi alla sanità privata, finisce per creare una discriminazione sociale tra chi può permettersi di pagare e chi, invece, è costretto ad aspettare.
L'articolo 32 della Costituzione tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. Quando i tempi di accesso alle cure superano ogni ragionevole limite, il problema non è soltanto organizzativo: diventa una questione di equità e di effettiva garanzia di un diritto costituzionale.
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