
Teramo, dai comunisti di seconda generazione a piazzale Loreto: lo scontro politico tra Rabbuffo e Lancione supera ogni limite
A Teramo la politica riesce nell'impresa di trasformare una discussione sui fatti di Milano in un viaggio nella storia italiana, passando dai comunisti ai fascisti, fino a piazzale Loreto. Il tutto attraverso una serie di interventi che iniziano con la polemica, proseguono con il sarcasmo e terminano con un riferimento decisamente inquietante.
Ad accendere la miccia è Berardo Rabbuffo, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che scrive: «Il vero problema in Italia non sono i fatti di Milano, sono i comunisti di seconda generazione».
Una dichiarazione destinata inevitabilmente a provocare reazioni. Arrivano quelle ironiche e sarcastiche di Graziella Cordone, assessore al Personale del Comune di Teramo, in un confronto nel quale trova spazio anche Lucia Verticelli.Tutto condito da un sorriso.
Il dibattito assume rapidamente i contorni della schermaglia politica, tra battute, provocazioni e riferimenti ideologici.
Poi entra in scena Lanfranco Lancione, consigliere comunale di maggioranza. Il suo intervento cambia radicalmente il tono della discussione.Un riferimento esplicito a una delle pagine più drammatiche della storia italiana, quella dell'esposizione dei corpi di Benito Mussolini e di altri esponenti fascisti a piazzale Loreto, nell'aprile del 1945.
A quel punto il sarcasmo lascia spazio a qualcosa di ben diverso. Il confronto politico si trasforma in un attacco personale accompagnato dall'evocazione di un episodio di violenza storica.
Resta il diritto di criticare, contestare e persino provocare. Ma quando a parlare sono rappresentanti delle istituzioni, le parole assumono inevitabilmente un peso diverso.
Nel giro di pochi interventi, una discussione sui fatti di Milano è diventata uno scontro tra etichette ideologiche, accuse di fascismo e richiami a piazzale Loreto. Un confronto nel quale la politica cittadina finisce per rispolverare le ferite del Novecento anziché confrontarsi sul presente.
Sipario. Con la sensazione che, questa volta, la battuta finale abbia lasciato ben poco da ridere.
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