Il rischio di vedere svuotati i mercati e gli scaffali dei supermercati. È questo lo scenario denunciato da un agricoltore ottantenne che ha scritto alla nostra redazione per esprimere tutta la propria preoccupazione per il caro gasolio e per le conseguenze sulle attività produttive.
Una testimonianza amara, quella di un uomo che ha attraversato le crisi petrolifere del 1973 e del 1979 e che oggi teme di assistere al progressivo impoverimento delle aziende agricole costruite con una vita di sacrifici.
«Abbiamo lavorato per lasciare qualcosa di dignitoso ai nostri figli e nipoti. A ottant'anni non meritavamo di vivere una crisi simile», è il senso del suo appello.
L'anziano agricoltore esprime anche piena solidarietà ai colleghi mpegnati in queste ore nelle proteste contro il caro carburante. Una mobilitazione che, secondo l'ottantenne, non riguarda soltanto chi sta manifestando, ma rappresenta una battaglia per l'intero settore agricolo e per il mondo dell'autotrasporto.
«Stanno protestando per tutti noi», è il messaggio di solidarietà che arriva dalla sua testimonianza.
Il problema, secondo il suo racconto, non riguarda soltanto il costo del carburante, ma l'intera filiera produttiva. Coltivare, raccogliere e trasportare le merci starebbe diventando sempre più oneroso, fino a mettere in discussione la convenienza economica di raggiungere i mercati.
Nella lettera arriva anche l'annuncio di una possibile estensione delle proteste ad Abruzzo, Molise e Marche, dove agricoltori e operatori del trasporto potrebbero unirsi alla mobilitazione contro il caro gasolio.
«Se non succederà qualcosa di concreto, presto non ci sarà nulla sugli scaffali e i mercati saranno completamente vuoti», avverte l'ottantenne, prospettando conseguenze particolarmente gravi in assenza di interventi.
Uno scenario che resta, al momento, un allarme lanciato dall'agricoltore, mentre l'eventuale partecipazione delle tre regioni ai blocchi dovrà trovare conferma nelle iniziative ufficiali.
La lettera si conclude con una frase che racchiude tutta la stanchezza di una generazione abituata a lavorare senza arrendersi: «Non abbiamo altre alternative. Si bloccherà tutto».
Dalla Puglia alla Sicilia, passando per la Calabria e la.Basilicata, fino al possibile coinvolgimento di Abruzzo, Molise e Marche, il timore è che la protesta possa allargarsi ulteriormente. Per l'anziano agricoltore, la solidarietà verso chi è già sceso in strada è anche un avvertimento: senza risposte concrete, altre aziende potrebbero decidere di fermarsi.
Foto IA
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