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Elisoccorso Abruzzo, UGL chiede chiarezza: «Il vero confronto si fa su mezzi, equipaggi, costi e continuità del servizio»

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Il confronto sull’elisoccorso in Abruzzo non può fermarsi alla domanda su quale modello costi meno. Prima ancora, secondo Alfonso Friolo, responsabile nazionale del settore Elicotteri di UGL Trasporto Aereo, occorre chiarire se pubblico e privato siano realmente messi a confronto sulla base dello stesso livello di servizio.
È questo il punto centrale dell’intervento con cui Friolo entra nel dibattito aperto da I Due Punti sull’ipotesi di affidare stabilmente il servizio di elisoccorso a una componente pubblica, con il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco e del personale sanitario.
Per il sindacalista e pilota HEMS, già pilota militare di elicotteri, prima di formulare qualsiasi conclusione servono risposte tecniche precise.
Quale sarebbe, innanzitutto, il modello di elicottero eventualmente utilizzato e risponderebbe pienamente alle caratteristiche richieste dal capitolato? Quanti aeromobili e quanti equipaggi sarebbero necessari per garantire contemporaneamente e senza interruzioni operative entrambe le basi regionali?
Altro punto decisivo riguarda la disponibilità reale del servizio. In caso di manutenzione, avaria o indisponibilità di un mezzo, quale capacità sostitutiva sarebbe assicurata? E con quali tempi?
Sul tavolo anche il tema economico. Per Friolo non sarebbe sufficiente considerare soltanto il costo apparente dell’operazione, ma bisognerebbe calcolare la spesa complessiva sostenuta dallo Stato e dalla Regione, comprendendo personale, mezzi, manutenzione, addestramento, basi operative, ricambi e ogni altra componente diretta e indiretta.
Resta poi un ulteriore elemento tecnico: il rapporto tra una missione HEMS dedicata e le altre funzioni istituzionali prioritarie del Corpo eventualmente chiamato a garantire il servizio.
Domande alle quali, secondo Friolo, sarebbe opportuno fornire risposte documentate e pubbliche.
Il ragionamento non parte da una contrapposizione tra pubblico e privato. Se i numeri dovessero dimostrare che una gestione pubblica è capace di offrire lo stesso livello operativo a un costo inferiore, questa soluzione meriterebbe di essere valutata. Allo stesso modo, se fossero i dati a dimostrare il contrario, anche quella conclusione dovrebbe essere accettata.
Perché, quando si parla di sicurezza del volo e di emergenza sanitaria, non dovrebbero esistere schieramenti precostituiti. Esistono requisiti, tempi di risposta, disponibilità dei mezzi, prestazioni, responsabilità operative e capacità di garantire continuità al servizio.
Da qui l’invito a compiere un passo ulteriore nell’inchiesta aperta da I Due Punti: non limitarsi a chiedere «quanto costa?», ma domandarsi prima di tutto se il confronto venga effettuato realmente a parità di condizioni.
Friolo ha infine manifestato la propria disponibilità a partecipare a un confronto tecnico pubblico sul capitolato, sulla normativa aeronautica applicabile e sui requisiti operativi necessari per garantire un servizio HEMS regionale.
Un confronto che potrebbe aiutare a trasformare una discussione spesso ridotta alla contrapposizione tra modelli in qualcosa di molto più utile: un’analisi pubblica dei numeri, delle prestazioni e delle garanzie richieste a un servizio da cui, ogni giorno, può dipendere la vita delle persone.

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