
C’è una frase attribuita a Platone che continua a essere utilizzata ogni volta che la politica riesce a superare la fantasia: «Il prezzo pagato dalla brava gente che non si interessa di politica è quello di essere governata da persone peggiori di loro».
A Teramo, però, bisognerebbe aggiungere una postilla: chi si interessa troppo di politica rischia invece di non ricordare più con chi litigava ieri.
Prendiamo Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana e presidente della Provincia di Teramo dal gennaio 2023. L'uomo dal riflesso di se stesso e dai mocassini senza calze. La carica è quella, certificata dagli atti dell’ente e anche dopo il rinnovo del Consiglio provinciale del marzo scorso D’Angelo ha ridisegnato la propria squadra amministrativa. Sempre senza calze.
Nel frattempo, attorno al suo nome continuano a circolare ragionamenti, aspirazioni e scenari per il futuro. Provincia ancora, certamente nel dibattito politico; Regione, secondo voci e ricostruzioni che animano da mesi le conversazioni del centrosinistra teramano. Due atti di profonda umiltà.
Una cosa è candidarsi, un’altra è arrivarci: e in mezzo c’è quella liquidità instabile che si chiama alleanza.
Qui entra in scena Sandro Mariani.
Bisogna tornare al 2024, quando Mariani e Dino Pepe erano entrambi candidati nella lista del Partito Democratico alle regionali. Mariani raccolse nella circoscrizione teramana 7.532 preferenze, Pepe 7.371: appena 161 voti di distanza. Entrambi furono eletti in Consiglio regionale.
Dietro quei numeri, naturalmente, c’era una battaglia politica molto più articolata. Gruppi, sindaci, amministratori e territori si dividevano e si ricomponevano. Chi allora sosteneva uno difficilmente tifava per l’altro. Mariani non ha memoria ma solo atti speculari.
Sapete cosa diceva Mariani di D'Angelo e Camillo di Sandro?
Brividi.
Poi arrivò il miracolo che soltanto la minuscola politica sa compiere: gli avversari smettono di essere avversari senza bisogno di una conferenza stampa.
D’Angelo e Mariani si sono infatti ritrovati sullo stesso fronte nella recente partita per la Fondazione Tercas, sostenendo la candidatura di Clara Moschella. La prima votazione terminò 4 a 4; successivamente Moschella si ritirò e il Consiglio di indirizzo nominò Fiore Zuccarini.
Indovinate? Sconfitti.
Non solo alleati ma anche perdenti. Colposo e doloso.
Niente di illegittimo, naturalmente. Le alleanze cambiano, la politica è mediazione e gli interessi istituzionali possono costruire ponti dove prima esistevano barricate.
Il problema nasce quando gli elettori hanno memoria.
In questo caso la vicenda assume un tono quasi affettuoso. Perché il rapporto tra D’Angelo e Mariani sembra uno di quei matrimoni politici nei quali gli invitati ricordano perfettamente cosa gli sposi dicevano l’uno dell’altro qualche anno prima. E se scrivi la realtà dei fatti, vieni timbrato come colui che non viene letto e che non ha peso
Si vedrà presto.Scriveremo e pubblicheremo.
Adesso la partita guarda alla Provincia e, inevitabilmente, anche alle future Comunali di Teramo.
Attorno a Mariani vengono descritti movimenti, riunioni e qualche malumore. Il punto più delicato riguarda proprio la tenuta della rete di amministratori e sostenitori costruita negli anni. Nomi come Vincenzo D’Ercole e altri protagonisti di precedenti campagne elettorali vengono evocati nelle conversazioni politiche di queste settimane, mentre il sindaco di Pineto Alberto Dell’Orletta, in carica dal giugno 2024, rappresenta uno degli amministratori osservati con attenzione nella partita provinciale.
Su questi passaggi serviranno fatti, dichiarazioni e soprattutto voti prima di trasformare i retroscena in certezze.
Questo, forse, diviene il punto.
Perché mentre nel centrosinistra si cercano formule capaci di tenere insieme vecchi avversari e nuovi amici, nel centrodestra teramano di Paolo Gatti, si ragiona sui nomi e sugli equilibri futuri. Tancredi, Tiberii, Altitonante,.( Agostinelli è troppo impegnato a far di conto) e altri possibili protagonisti vengono evocati nel dibattito cittadino, ma la partita è ancora tutta politica e non consente conclusioni anticipate.
Nel frattempo rimangono le fotografie.
Camillo D’Angelo al centro, due campanelle consegnate simbolicamente ai lati e una frase pronunciata con il sorriso più rassicurante possibile.
“Camillo, stai sereno”.
Nella politica italiana dovrebbe essere una carezza.
Storicamente, però, quando qualcuno sente quelle parole farebbe bene almeno a controllare chi sta suonando la campanella. Letta, insegna.
Per chi suona la campana?
Camillo da Valle Castellana e Sandro da Piancarani di Campli.
...e non finisce qui...tanto non ci legge nessuno.
Foto IA
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