Salta al contenuto principale

Lorenzo, 47 anni, contro il glioblastoma: «Non chiedo privilegi, chiedo dignità e una vera riabilitazione»

di Giancarlo Falconi
6 minuti

TERAMO – «Sono vivo e voglio combattere, ma oggi ho paura di un’altra forma di morte: quella più subdola, lenta e silenziosa, l’abbandono».
Sono parole che pesano quelle affidate da Lorenzo Sichetti, 47 anni, a una lunga lettera aperta indirizzata ai vertici della Asl di Teramo, ai responsabili di Neurochirurgia e Riabilitazione, alla Regione Abruzzo, al Difensore civico e alle autorità sanitarie.
Lorenzo combatte contro un glioblastoma e negli ultimi mesi è stato sottoposto a quattro interventi neurochirurgici all’ospedale “Giuseppe Mazzini” di Teramo. L’ultimo, avvenuto il 21 maggio 2026, gli ha lasciato una paresi della parte sinistra del corpo.
Nella sua lettera ringrazia apertamente il reparto di Neurochirurgia e tutta l’équipe che lo ha seguito, sottolineandone «competenza, professionalità e umanità». Ma ora, scrive, la battaglia si è spostata su un altro terreno: quello della riabilitazione.
«Il glioblastoma non è riuscito a spegnere la mia voglia di vivere», racconta. I primi segnali di recupero della gamba sinistra rappresentano per lui una speranza concreta. Da qui la richiesta: poter accedere a una riabilitazione intensiva, calibrata sulle sue condizioni e sulle sue reali possibilità di recupero.
Secondo quanto ricostruisce nella lettera, inizialmente l’accesso alla riabilitazione gli sarebbe stato negato. Successivamente, dopo l’intervento del Tribunale della Salute, gli sarebbe stato riconosciuto il diritto ad accedere alla riabilitazione in base all’ex articolo 26 della legge 833/1978.
Per Lorenzo, però, questo non basta.
Dopo oltre tre mesi di ricovero nel 2025 e altri due mesi nel 2026, dal 28 luglio si trova a Villa Dorotea di Scoppito, in provincia dell’Aquila. È qui che, sostiene, avrebbe trovato un percorso non adeguato alla complessità della propria condizione.
«Sono immobilizzato a letto, incapace di provvedere da solo alle prime necessità e alla mia igiene personale», scrive, chiedendo un’assistenza continua, fisioterapia più strutturata e strumenti capaci di sostenere concretamente il recupero.
Nella lettera cita, tra le possibili necessità, riabilitazione passiva, pedalieri elettrici motorizzati ed elettrostimolatori muscolari. Segnala inoltre che nei fine settimana il reparto sarebbe presidiato soltanto da un operatore socio-sanitario e da un infermiere, senza la presenza di un medico.
Un altro punto centrale riguarda l’assenza, nella struttura, di un neurochirurgo che possa seguire l’evoluzione delle sue condizioni neurologiche e le eventuali complicazioni legate ai quattro interventi subiti.
Lorenzo chiede per questo una presa in carico realmente multidisciplinare: neurologia, neurochirurgia, riabilitazione, assistenza infermieristica e supporto psicologico.
«La mia condizione non è quella di un paziente che necessita soltanto di assistenza generica», sottolinea.
Poi la lettera diventa ancora più personale.
Lorenzo racconta di essere un libero professionista, di non lavorare quasi più e di non percepire un reddito. Si appoggia ai fratelli, agli amici e alle persone che gli sono rimaste accanto. Ma rivendica soprattutto il diritto di continuare a essere considerato una persona con desideri, progetti e possibilità.
«Ho ancora desideri e progetti. Ho una fortissima volontà di vivere e di recuperare. Ho bisogno di essere incoraggiato. Ho bisogno di assistenza psicologica. Ho bisogno di essere stimolato. Ho bisogno di fisioterapia e di un percorso riabilitativo adeguato alle mie potenzialità».
La parola che utilizza è una sola: dignità.
C’è anche un elemento che alimenta la sua speranza. Lorenzo riferisce che gli ultimi esami, Tac e risonanza magnetica, avrebbero mostrato la sede dell’intervento completamente pulita.
Per questo teme che ciò che è stato conquistato in sala operatoria possa essere vanificato da una riabilitazione che giudica insufficiente.
«Non voglio che la mia storia si trasformi in quella di chi, salvato dalla malattia, ma abbandonato alle conseguenze della stessa».
Il suo appello è diretto alle istituzioni e ai responsabili della sanità regionale: verificare la situazione e valutare, attraverso una concreta valutazione clinica specialistica, la necessità di un percorso riabilitativo più intensivo.
«Io non chiedo privilegi. Non chiedo trattamenti speciali. Non chiedo nulla che non dovrebbe essere garantito a una persona nelle mie condizioni».
Poi l’ultima richiesta, forse la più semplice e allo stesso tempo la più difficile da ignorare:
«Perché io non posso permettermi di perdere tempo. Ogni giorno per me conta».
Lorenzo continua a combattere. Dopo il tumore e quattro interventi chirurgici, oggi la sua battaglia è perché alla possibilità di essere salvato venga affiancata anche quella di recuperare il più possibile la propria autonomia e la propria vita.
La sua lettera si chiude con un appello che non ha bisogno di altre parole: «Aiutatemi a non perdere questa possibilità. Io non mi sono arreso, ora vi chiedo di non arrendervi insieme a me».

Risposta della asl di Teramo.

L.S., il paziente operato per un glioblastoma, è stato sottoposto tempo fa  a una valutazione collegiale delle sue condizioni cliniche in base alla quale è stato disposto _ ed eseguito _  un percorso riabilitativo di tipo estensivo. Una valutazione accettata e condivisa dal paziente stesso.

Alla luce della lettera aperta che L.S. ha inviato,  e alla sua richiesta, la Asl è disponibile a valutare nuovamente il percorso riabilitativo più idoneo per il paziente, in considerazione delle sue condizioni cliniche e per garantire la massima sicurezza durante il percorso di recupero. La Asl è pronta dunque ad accogliere L.S.  nell’Ospedale di comunità di Atri per una nuova valutazione multidisciplinare, al fine di verificare se, alla luce di eventuali cambiamenti clinici o progressi, sia possibile modificare l'indicazione riabilitativa e individuare il percorso più adatto alle sue esigenze e potenzialità di recupero.

“Comprendiamo la sua volontà di non arrendersi e la determinazione che sta dimostrando nel voler recuperare il più possibile. Tutta la Asl, e in particolare i nostri professionisti, a cominciare da Giuseppina Franzone, responsabile della Uosd Medicina fisica e riabilitazione della Asl di Teramo,  sono stati e saranno accanto al paziente.  La sua situazione sarà costantemente monitorata, a iniziare dalla nuova valutazione del percorso riabilitativo più idoneo. Siamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento”, commenta il direttore generale Maurizio Di Giosia

Commenta

CAPTCHA