Un quantitativo minimo, ma sufficiente ad accendere un nuovo interrogativo investigativo. Durante la conferenza stampa del Questore di Teramo, Pasquale Sorgonà, convocata per illustrare l’operazione della Squadra Mobile diretta dal commissario capo Anna Sansone che ha portato all’arresto di un giovane nordafricano per il presunto tentato omicidio di un connazionale, è stato sottolineato anche il sequestro di una piccola quantità di quella che viene comunemente chiamata “cocaina rosa”.
Una presenza che inevitabilmente apre una serie di domande. Perché quella sostanza si trovava nell’abitazione nella quale sono state identificate e controllate alcune persone? Era destinata esclusivamente al consumo personale oppure rappresentava un campione, una sorta di “assaggio”, di una sostanza destinata a entrare anche nel mercato teramano?
Domande alle quali, al momento, soltanto le indagini potranno dare una risposta.
Secondo informazioni raccolte dalla nostra redazione, senza alcun riferimento diretto al procedimento giudiziario in corso, il mercato dello spaccio starebbe modificando progressivamente le proprie direttrici. Dopo una stagione estiva concentrata soprattutto lungo la costa e nelle aree della movida, con l’arrivo dell’autunno l’attenzione delle reti dello stupefacente tenderebbe a spostarsi nuovamente verso i capoluoghi e i principali centri urbani. Una sorta di “cambio di stagione” dello spaccio, particolarmente evidente nei fine settimana.
Tra le ipotesi investigative che circolano negli ambienti interessati al contrasto degli stupefacenti vi sarebbe anche quella di organizzazioni strutturate che si servirebbero di piccoli spacciatori per la vendita al dettaglio. Si tratta, è bene sottolinearlo, di scenari generali che dovranno essere verificati caso per caso e che non possono essere automaticamente collegati all’inchiesta sull’accoltellamento di via Pannella.
A Teramo, intanto, sarebbe stato aperto un ulteriore filone di accertamenti. È prevedibile un rafforzamento dei controlli nelle aree considerate maggiormente sensibili: scuole, parchi pubblici, luoghi di aggregazione giovanile e locali della vita notturna. Un’attività nella quale potrebbero essere impiegate anche le unità cinofile, insieme agli ordinari strumenti investigativi e amministrativi.
Il particolare che desta maggiore attenzione resta però quella polvere rosa.
La chiamano “cocaina rosa”, ma il nome è ingannevole. In molti casi non contiene affatto cocaina. Conosciuta anche come Tusi o Tucibi, può presentarsi come un miscuglio di diverse sostanze psicoattive, con composizioni che cambiano da una dose all’altra.
All’interno possono essere presenti ketamina, MDMA, stimolanti e altre sostanze sintetiche. Il colore rosa diventa così soprattutto un elemento commerciale, utilizzato per rendere il prodotto immediatamente riconoscibile e alimentarne l’immagine di droga esclusiva della notte e dello sballo.
Proprio l’assenza di una composizione standard a renderla particolarmente pericolosa. Chi la assume può non sapere quali principi attivi siano effettivamente presenti né in quale concentrazione. Gli effetti possono andare dall’agitazione alle alterazioni della percezione, dalla dissociazione alla tachicardia, fino a gravi intossicazioni e perdita di coscienza.
È inoltre una sostanza generalmente venduta a prezzi elevati e proprio per questo associata a determinati ambienti della movida.
Il sequestro effettuato a Teramo resta quantitativamente limitato. Ma investigativamente il peso di pochi grammi può essere molto diverso dal loro peso reale.
La domanda, adesso, è capire se si sia trattato di un episodio isolato oppure del primo segnale visibile di un mercato che sta cambiando sostanze, clienti e geografia dello spaccio.
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