Una regione che fa del verde e della natura il proprio biglietto da visita, ma che nella piantumazione di nuovi alberi resta drammaticamente indietro. È la fotografia dell'Abruzzo nella classifica di Legambiente e AzzeroCO₂: appena 1.100 alberi piantati e un quindicesimo posto che lascia spazio a più di una riflessione.
Numeri lontanissimi da quelli del Trentino, primo con 840mila alberi, seguito dalla Sicilia con 602mila e dalla Lombardia con 479mila. Persino le vicine Marche fanno meglio, occupando il quattordicesimo posto con 2.060 nuove piante.
Un confronto che solleva interrogativi sulla programmazione ambientale e sugli investimenti destinati al verde, soprattutto in una regione esposta a frane, smottamenti e fenomeni di dissesto idrogeologico.
Teramo rappresenta un esempio delle criticità territoriali: dagli alberi caduti e da quelli potenzialmente pericolosi lungo il percorso del lungofiume, fino ai problemi di stabilità del quartiere Castello, tra viale Cavour, viale Crucioli e via Cona. Situazioni diverse che richiedono interventi mirati, controlli e manutenzione costante.
Piantare alberi significa contribuire alla qualità dell'aria, contrastare il caldo urbano e, nelle condizioni appropriate, favorire la stabilità dei suoli. Ma significa anche assumersi la responsabilità di curarli, monitorarli e proteggerli nel tempo.
La vera emergenza non è soltanto il numero degli alberi che non vengono piantati, ma una cultura della prevenzione che fatica a tradursi in interventi concreti. L'Abruzzo può vantare parchi, boschi e montagne, ma il patrimonio naturale ereditato non può diventare un alibi per rinunciare a investire sul futuro.
La classifica parla di alberi. La questione, molto più grande, riguarda la capacità di prendersi cura del territorio prima che sia l'ennesima emergenza a presentare il conto.
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