Non ho mai fatto mistero di come stimassi Antonio Tancredi.
Il 13 ottobre 2011 ho scritto su questo blog un articolo intitolato “In difesa di Antonio Tancredi” (www.iduepunti.it/francia/13_ottobre_2011/difesa-di-antonio-tancredi), all’esito del quale sono stato subissato pubblicamente e privatamente di numerosissime accuse ed improperi, fatto che mi ha dato il segno di quanto odio covasse in città nei suoi confronti.
Io credo che quando scompare un uomo che ha voluto bene a Teramo è sempre un lutto per la città, ed Antonio Tancredi era uno che voleva molto bene a questa città.
Pur essendo io un acerrimo avversatore della Democrazia Cristiana, dei suoi metodi politici che non ho mai condiviso (tranne il periodo di De Gasperi), delle sue odiose reticenze ed atteggiamenti omertosi, dell’enorme debito pubblico che ci condurrà al “default”, devo riconoscere che Tancredi si è molto impegnato e deve essere ricordato con parole di segno positivo.
Personalmente ho cercato di seguire sempre le sue iniziative culturali, che erano letteralmente alluvionali per numero ed intensità.
La Sala Gambacorta della Banca di Teramo è diventata il centro principale delle attività artistiche e letterarie della città, ed io sono sempre stato presente con un sentimento di ammirazione per uno come Antonio Tancredi, di cui condivido integralmente l’amore instancabile per l’arte e per i libri.
Voglio ricordare solo due episodi.
Il primo nel giugno scorso, alla presentazione del libro di Primoli sul vecchio teatro comunale di Teramo: Tancredi mi ammaliò nella spiegazione certosina del milieu culturale e politico della Teramo anni ’50 che aveva prodotto il disastro dell’abbattimento del teatro del Mezucelli.
Da quelle parole ho appreso che la responsabilità dei cittadini è sempre altissima e non è possibile scaricarla sui politici, ma anche che non si può vivere con la testa sempre rivolta al passato, perché ogni tempo ha le sue eccellenze da valorizzare e i suoi talenti da mettere a profitto.
Il secondo episodio risale al novembre scorso, quando alla Banca di Teramo venne presentata la biografia di Marco Pannella alla presenza del leader radicale.
Essendo sempre stato un estimatore di Pannella, che considero il più grande politico italiano del ‘900 (ma anche del terzo millennio), mi ha commosso vedere la confidenza e il rispetto che lui e Tancredi hanno lasciato trasparire, sottolineando ciascuno la correttezza e la buona fede dell’altro.
Tancredi era persona dal nerbo e dall’intelligenza così spiccati da riuscire a rimanere il leader della politica locale anche dopo che il ciclone tangentopoli aveva spazzato via la sua DC.
È rimasto dietro le quinte, continuando a dirigere e a comandare, vero regista anche della scena degli ultimi venti anni.
Detto tutto questo, suonerebbe ipocrita eludere il fatto che di difetti Tancredi ne aveva e di errori ne ha commessi.
Se l’università teramana si è costituita ed è divenuta autonoma anche grazie a lui, è pur vero che scellerata è stata l’idea strapparla dal centro cittadino per portarla in una collina ripida ed isolata da qualsiasi collegamento infrastrutturale, culturale e sociale; uno dei motivi per cui è in costante declino.
Se sul lotto zero Tancredi vinse la battaglia contro Pannella, Pannella vincerà la guerra quando sarà chiaro che la “variante nord” è la vera soluzione per il traffico, dato che tutti i quartieri popolosi si trovano dall’altra parte della città (Scapriano, Colleparco, Villa Mosca, Colleatterrato, S.Benedetto) e quindi una strada di servizio diretta per tali quartieri libererà definitivamente dal traffico la città (mentre il lotto zero costringe ad attraversare ancora Teramo per giungere in tali quartieri).
Ultimo in ordine di tempo l’errore più grave: imporre sulla scena politica i suoi figli che non hanno un solo centimetro della sua stoffa (in questo mi ricorda Umberto Bossi), e lanciare Gianni Chiodi prima come sindaco e poi come governatore.
Non è un caso, a tale proposito, che Teramo sia in rapido e costante declino proprio dall’ascesa politica di Tancredi e Chiodi, declino ancora più accentuato da quando Chiodi e la sua squadra comandano sull’intera Regione (vedi i disastri della sanità, dell’industria, del commercio).
Estirpata questa eredità politica del tutto apocrifa, poiché è attribuibile ad Antonio Tancredi ma non ne ripercorre affatto l’intelligenza e la capacità di visione strategica, Teramo potrà tornare a svilupparsi e a ricordare con affetto un mecenate come l’Onorevole Tonino.
Questo il senso del mio “Parce sepulto”.
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Caro Kit Carson, noi non facciamo prediche. Noi prendiamo le querele e denunciamo i potenti di turno. Quando sono potenti, di fronte alla morte....non esiste campo di battaglia...ma silenzio.