Gli operai della Teramo Ambiente ci raccontano di un primo cittadino vestito di scuro, una calzamaglia aderente come Macchia nera, un desiderio di verità, un bisogno fisiologico. Per fortuna non è servito l'intervento del dott. Robimarga. Ancora no, ci confida il Maurizio uomo. Solo di un pennarello. Una metafora della lampada di Diogene. Erano le nove di sera. Le 21. Il sindaco si è guardato intorno, più volte. Non c'era nessuno. Nessuno. Poi come un writer di Romanelli, ha tolto il cappuccio della penna, da dovizioso diacono e sconfessandosi, ha riscritto la verità. "Teramo in 25 anni risultati concreti". Un gesto clamoroso, che smentisce il mondo dei "Fatti" del Pdl. Chi sarà stato a convincere il sindaco a questa casta marciaindietro? Paolo Gatti. L'assessore regionale sarebbe andato in sogno al primo cittadino dopo una cena a base di mazzarelli e chiodi di garofano. Giorgio D'Ignazio ha denunciato il tutto agli assistenti sociali. Ma il sindaco è un uomo forte. Convinto. Colpirà ancora. Altri cartelloni sono da correggere. Quello sulle scuole, sul sociale, sulla sanità. Grazie Sindaco. Lei è il nostro eroe.
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