Ai Prati Di Tivo c'è quel poco di meraviglioso che si nutre di leggenda.
Resistono alcuni pazzi imprenditori, qualche ragazzo in gamba e in braccia, gli impianti di risalita e molta fantasia condita con la bellezza della roccia, dei boschi, del sole, delle nuvole, della pioggia, della neve...del cibo, del vino e della musica.
Non ci sono i giornali, non c'è la strada, non c'è la politica, ora c'è un problema in aggiunta che diventa il simbolo della mancanza istituzionale.
Scrive Antonio Riccioni " Questa è la storia di "Varen" il cavallino pezzato che tre settimane fa ha deciso di morire in uno dei posti più panoramici d'Italia.... D'altronde era cresciuto da quelle parti..... Il problema è che lo ha fatto a pochissimi passi da un sentiero e da un impianto che porta migliaia di persone tutti i giorni.... E queste persone insospettite dal non proprio buon odore hanno avvertito le "autorità" Asl e Corpo Forestale dello Stato.... Sperando in un pronto intervento...... Ma...... Sono tre settimane e Varen è ancora lì...... So che si è accesa una discussione tra la forestale di Pietracamela e quella di Isola del Gran Sasso sulla competenza "territoriale".... Risultato? Varen è ancora lì circondato dai migliaia di turisti che affollano il Gran Sasso D'Italia la vetta più alta dell Appenino..".
La morte va rispettata.
La morte va curata.
La morte va protetta.
Varen merita una degna sepoltura come la sua esistenza di affetto per i Prati di Tivo e il Gran Sasso.
La natura e gli uomini hanno diritto a un minimo di garanzia sanitaria.
Vero?
Cara vecchia Asl...
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